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Storie di emigranti
I loro volti impressi nelle fotografie ingiallite dal tempo sono rimasti anonimi, non erano "eroi" capaci di imprese memorabili e tali da passare alle pagine dei libri di storia, ma erano altrettanto coraggiosi. Avevano un coraggio che nasceva, a volte, dalla disperazione e che spingeva ad abbandonare tutto: parenti, casa e amici, per affrontare l’incognita di una nuova vita in un paese sconosciuto e a volte ostile. Erano i nostri emigranti; quasi sempre "poveri diavoli" spinti dalla fame, dall’incertezza del quotidiano e dalla speranza di un futuro migliore lontano dalla patria.
Proprio a loro, a questi "poveri eroi", l’associazione "Artusin" di Roccaforte e Villanova M.vì dedica la mostra "Storie di emigranti". Sarà una mostra itinerante: domenica 22 luglio verrà presentata nella cittadina transalpina di Puget-Ville con la quale sono in corso una serie di scambi culturali. Dal 2 al 10 agosto verrà esposta a Roccaforte M.vì (nella Crouzà) e quindi a Villanova M.vì in occasione della festa dell’Addolorata. La mostra è una raccolta di documenti, testimonianze reperite in Francia e America fotografie d’epoca, curiosità, dati statistici e lettere.
Insomma, un prezioso bagaglio di storia riesumato dall’oblìo per conoscere un fenomeno di grande rilevanza umana e sociale per le nostre zone.
Un lungo stillicidio di partenze durato decenni che ha toccato l’apice negli anni ‘20, dopo la Grande Guerra. Parecchi nostri contadini e montanari occitani partivano a piedi col sacco sulle spalle, attraversavano le montagne e si stabilivano nel sud della Francia per lavorare come boscaioli o agricoltori. Sovente si appoggiavano a parenti, amici o compaesani già emigrati prima e, successivamente, venivano raggiunti dalle mogli e dai figli. Più avanti si spostavano col birroccio, col treno o col "vapore".
Erano resi uniti dalla sorte comune e dal ricordo della loro terra che la lontananza rendeva più bella.
Elena Albarello
OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 7- lui 2001 - N° 258