VAL D’ESTURO

Dopo 43 anni rinasce la "Baìa dal Sambuc"

Dopo 43 anni di oblio, Sambuco sta tentando di far rinascere la sua Baìa. L’antica manifestazione popolare si svolgerà, come di tradizione, domenica 26 agosto e nel giorno della festa patronale di S.Giuliano, il 28 agosto. I partecipanti saranno 15 (o forse 19) e vestiranno i fiammanti costumi fatti fedelmente ricostruire dal Comune.

Nel complesso panorama delle feste tradizionali, la Baìa di Sambuco occupa sicuramente un posto di rilievo, anche perché espressione di un’area culturale, l’alta Valle Stura, fra le più ricche delle Valli Occitane. La celebrazione della Baìa si era interrotta nel 1958 con l’inizio del fenomeno migratorio, comune a tutte le valli, verso le città e i centri della pianura. Nel 1961, per iniziativa del Commissario prefettizio che reggeva il Comune, la popolazione cedette ad un maldestro tentativo di folklorizzazione della Baìa a scopo turistico e fu portata a Torino in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’unità d’Italia. Il già incrinato meccanismo del coinvolgimento popolare si ruppe, gli stessi partecipanti non rispettarono tutti i riti tradizionali e molti costumi fino ad allora gelosamente custoditi in municipio andarono persi.

L’anima del nostro popolo però, quella che si esprime attraverso una miriade di riti e manifestazioni con origini lontane nel tempo, sembra vivere la stagione del suo riscatto. La volontà della gente di Sambuco di far rinascere la sua Baìa ben si colloca in questa voglia di riscatto che ha visto negli ultimi anni rifiorire qua e là nelle Valli manifestazioni che si credevano irrimediabilmente perse.

Un notevole impulso per la ripresa della manifestazione l’ha sicuramente dato il Centro di Documentazione della Valle Stura, che negli scorsi anni aveva allestito presso il Centro di Sambuco una mostra fotografica e documentaria sulla Baìa, dando modo ai giovani che non l’avevano mai vista di ammirarne i costumi e di riscoprirne il fascino.

Secondo la tradizione la Baìa di Sambuco vuole ricordare il passaggio in questi luoghi di una legione della Roma imperiale, la Legione Tebea. Tradizione vuole che in quegli anni imperversasse nella zona una tremenda carestia; i guerrieri di quella Legione, tra cui S.Giuliano, ora patrono del paese, avrebbero aiutato la popolazione guadagnandosi eterna riconoscenza. La Baìa di Sambuco, come quelle della Valle Maira, ha quindi un carattere religioso, a differenza di quelle a carattere laico e carnevalesco, come per esempio la Baìo di Sampeyre o la Beò di Blins, in Valle Varaita.

Comandante supremo della "Baìa dal Sambuc" è l’Abà, che durante la manifestazione assume anche la guida del comune. Gli altri personaggi sono il Tenente Abà, il Portainsegna, due Sergenti e i soldati. Gli ultimi due del corteo sono chiamati "Couchavacha". I personaggi (per tradizione tutti maschi) presenziano alle funzioni religiose in onore del santo patrono e consumano il pranzo insieme.

In corteo si recano già in chiesa la sera della vigilia della festa per la novena di S.Giuliano; dopo questo adempimento passano di casa in casa presentandosi col saluto "Vivo la mizoun..." pronunciando il nome del capofamiglia. Nel pomeriggio della festa il corteo si reca nuovamente di casa in casa ripetendo il saluto, ed ogni famiglia offre un pane a colui che fra i personaggi in costume è suo parente più stretto.

Questo regalo vuole simboleggiare la gratitudine della popolazione verso i soldati di S.Giuliano. Un tempo, nella giornata dell’8 settembre, giorno della Natività di Maria, il corteo si divideva per far visita alle famiglie di Serre e Moriglione gli uni, di Chiardoletta e Chiardola Grande gli altri. In quel modo si dava la possibilità a tutta la popolazione del comune di vivere la manifestazione. Ora le quattro borgate sono disabitate e il rituale dovrà adeguarsi, per alcuni aspetti, alla situazione attuale. Il corso della storia che ha trasformato in modo radicale i nostri paesi (ed anche la nostra gente) non può essere ignorato; in ogni caso un popolo che lavora per riappropriarsi delle sue tradizioni e della sua cultura giustifica una speranza di futuro.

Giovanni Antonio Richard

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 7- lui 2001 - N° 258