"Una bandiera per il Tibet"
Appello ai Comuni occitani

Nel 1949, il Tibet, Paese indipendente dalla storia millenaria, fu invaso dalle forze armate della Repubblica Popolare Cinese. Ne seguì una occupazione feroce fatta di arresti, torture,massacri,aborti forzati e sistematica distruzione del patrimonio culturale, religioso ed ecologico.

Dopo quattro decenni di resistenza accanita dei tibetani, di fronte al loro irriducibile rifiuto a sottomettersi, i cinesi elaborarono negli anni ‘80 una "pulizia etnica" basata su una politica di massicci trasferimenti di popolazioni cinesi verso il Tibet. I cinesi abitanti in Tibet sono oggi sette milioni, i tibetani sono minoranza nel proprio paese. L’obiettivo è di arrivare a 40 milioni di cinesi in Tibet entro il 2020. A quel momento i tibetani e la loro cultura saranno definitivamente relegati ai libri di storia.

Nel frattempo, nella notte tra il 9 e il 10 giugno 1989, i carri armati entravano in piazza Tien An Men, schiacciavano sotto i cingoli centinaia di studenti cinesi, soffocavano la "pratica" della democrazia in Cina. In questi dodici anni il mondo ha assistito all’affermarsi dell’"nazionalcomunismo" (un misto di nazionalismo autoritario e di totalidarismo burocratico) di Pechino.

Costruire una società di "mercato" senza diritti "borghesi"; imporre una politica di sviluppo attraverso il controllo poliziesco della vita civile e sociale: le parole d’ordine dei dirigenti cinesi hanno il volto e il "fascino" del concentrato di tutti i fascismi e comunismi del secolo appena trascorso.

Il tempo stringe. Occorre fermare il genocidio silenzioso del Tibet, salvare i tibetani e creare le premesse per la libertà e l’avvento della democrazia in Cina. Occorre erigere ad esempio per l’umanità intera la resistenza non violenta del popolo tibetano e del Dalai Lama, mentre nel mondo sembra sempre più prevalere la violenza sul dialogo.

Decine di associazioni pro-Tibet e centinaia di enti locali sostengono questa lotta anche in Italia. In particolare, sono già una cinquantina i Comuni piemontesi che hanno deciso di esporre la bandiera tibetana fino a quando non sarà stato raggiunto un accordo tra le autorità di Pechino ed il governo tibetano in esilio su uno statuto di piena autonomia. Questi Comuni hanno approvato ordini del giorno simili a quello licenziato dalla Regione Piemonte, in cui si invitano il Governo ed il Parlamento a riconoscere il Governo tibetano in esilio se, nell’arco di tre anni, il nuovo statuto di piena autonomia non sarà ancora stato ratificato ed applicato.

Nella "Granda" oltre alla Provincia di Cuneo, hanno già aderito i Comuni di Cuneo, Ceresole d’Alba, Cherasco, Fossano, Mondovì, Rifreddo, Saluzzo, Sant’Albano Stura, Serralunga d’Alba, Torre Mondovì e Trinità.

La speranza è che presto molti altri Comuni della provincia raccolgano l’appello, a partire dai comuni delle Valli Occitane, sicuramente più sensibili di altri ai diritti delle minoranze oppresse.

Il Gruppo Consiliare "Radicali-Lista Bonino" alla Regione Piemonte ( 011 5757401) svolge la funzione di segreteria tecnica dell’iniziativa, che non è monopolio di nessun partito ma è a disposizione di tutti coloro i quali intendano fornire il proprio contributo.

"Una bandiera per il Tibet" è alla portata di chiunque voglia collaborare, esponendo la bandiera al balcone di casa propria o contattando il proprio Sindaco per chiedergli di fare una "cosa giusta".

In Internet è pure attivo un sito per coordinare la mobilitazione: www.radicalparty.org/tibet

Rosanna Degiovanni
Associazione radicale "Adelaide Aglietta"

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 7- lui 2001 - N° 258