Sabbatini, Giletta, Mauceri, FESTE DELLE VALLI OCCITANE, VHS 52’, Ousitanio Vivo Film, 2001, lire 30.000

Attraverso la raccolta in uno - sotto il titolo Feste delle Valli Occitane - di tre brevi film-documentari, dovuti a Bruno Sabbatini, Ugo Giletta e Filippo Mauceri, riportare alla luce alcune feste tradizionali delle vallate occitane delle Alpi occidentali. Il compito del nuovo video prodotto dalla Ousitanio Vivo Film è svolto non secondo impossibili documentazioni enciclopediche o complessive del fenomeno, bensì per mezzo di tre distinti soggetti - avvicinati come squarci di luce sulle feste - presentati com’è piaciuto all’occhio interpretante particolare dei tre registi: la Beò di Bellino, i falò valdesi del 17 febbraio, la Baìo di Sampeyre. I filmati documentano principalmente, più che il passato, l’effetto attuale della tradizione nelle riproposizioni, attualizzazioni, modi di viverla, recepirla ed osservarla. L’interpretazione delle tre feste è più nella personale capacità di sguardo, differente nei diversi autori, che nella ricchezza documentariale.

La Beò de Blins di Bruno Sabbatini è un filmato che segue ampiamente e da vicino la rinnovata festa di alcune borgate di Bellino, svolta dopo cinquant’anni di latitanza nel febbraio 1999 e 2000. Accompagnate da belle musiche occitane, le riprese registrano i costumi, i movimenti, le vicende dei molti personaggi inscenati lungo i cammini che portano da Lou Chazal a Les Seles e a Prafaucher, quasi a collegare in un giocoso corteo comune le diverse borgate.

Fuochi di gioia di Ugo Giletta - famoso come affermato pittore prima che regista - scava gli animi religiosi delle popolazioni valdesi delle valli Chisone, Germanasca e Pellice, durante i falò ricorrenti il 17 febbraio, celebrativi dell’autonomia confessionale loro concessa da re Carlo Alberto di Savoia con le "Lettere patenti" del 17.2.1848. Con dipinti toccanti, indugiando sui volti delle persone o sulle voci unite in coro, astratte dalla notte a cercare una atemporalità che restituisca al presente epoche ed emozioni passate, alla luce del fuoco anche l’ombra acquista colore e ogni minima scintilla una propria via alla solarità della gioia per la liberazione della coscienza ad una particolare vocazione.

Uch de primo, di Filippo Mauceri, interpreta la Baìo di Sampeyre, in val Varaita, come appunto "grida di primavera", liberazione urlata ai colori primaverili dalla nera malinconia invernale. Dopo un’introduzione più documentale attraverso foto d’epoca del museo etnografico di Sampeyre, il film cerca di rendere la catarsi, inscenata dalle quattro borgate assieme, attraverso il fracasso marziale del tamburo, il grido quasi dionisiaco dei partecipanti, la convulsione ondeggiante del movimento interiorizzato, rallentata a tratti sui visi o sui particolari, per rendere l’irraggiungibile aura di passato del festeggiamento in una ridondante cornice musicale.

Tre diversissimi modi di vedere differenti festeggiamenti periodicamente ricorrenti per similari liberazioni: dai barbari Saraceni forse la Beò di Bellino, sconfitti e respinti sulla soglia di casa, dall’oppressione politica e religiosa cattolico-savoiarda lou Dërset valdese, dalle rigidità invernali la gaia eppure assai severa e marziale Baìo di Sampeyre.

Francesco Tomatis


 

Editziones Papiros, Nuoro

Nel panorama dell’editoria delle minoranze linguistiche, oppressa da orti e orticelli, titoli folcloristici, apparati iconografici estemporanei, distribuzione inesistente, assenza di una lingua e una grafia standard, un esempio viene da Nuoro (Sardegna). Ce lo propone Diego Corraine, direttore delle Editziones Papiros: settanta titoli in catalogo, tutti in "limba sarda". Corraine produce libri per l’infanzia attingendo ai titoli di successo pubblicati dalle maggiori case editrici europee. Sono classici della letteratura, libri di divulgazione scientifica e naturalistica per ragazzi dai 6 ai 12 anni. La Papiros ne acquista i diritti, mantiene l’impianto iconografico (di qualità) e traduce in sardo testi che nella versione originale sono in italiano, francese, inglese, spagnolo, catalano. In questo modo mette nelle mani dei ragazzi libri belli da sfogliare e fa progredire la lingua, mostrando che in sardo si può dire tutto: raccontare la fiaba di Pollicino (Poddigheddu), imparare le lingue (Sas primas chentu paraulas in limba inglesa e in limba sarda), fare divulgazione naturalistica (Sos animales de domo, Sa mela, Su riu). Sperimentare l’adattabilità del sardo alla comunicazione di oggi è obiettivo primario per Diego Corraine; i suoi libri hanno belle copertine e guadagnano le vetrine delle librerie uscendo dal ghetto tristanzuolo delle edizioni militanti. Papiros è per tutti un esempio da imitare, eventualmente unendo le forze. L’acquisto dei diritti di un libro di successo può essere concordato fra editori di più minoranze: di ogni titolo si possono fare contemporaneamente diverse edizioni (e tirature), in sardo, occitano, friulano, sloveno, diminuendo i costi di produzione. Altre iniziative comuni sono possibili, come la partecipazione alle fiere del libro, ai programmi di finanziamento europei, le promozioni, i cataloghi. Corraine crede a questa opportunità ma (finora) ha cercato inutilmente fra gli editori delle minoranze linguistiche dei compagni di viaggio. Per informazioni scrivere a Papiros scrl, via Lombardia 48, 08100 Nùgoro/Nuoro C.P. 1/c – fax 0784 230440.


OSTANA – la porta nascosta, Ass. Culturale I. Rënèis

L’ui d(ë) rèire - l’uscio che dà sui prati dietro casa - è la chiave di lettura suggerita dal Quaderno n. 5 del Civico museo etnografico "Ostana Alta valle Po": per scoprire il passato e capire il presente seguendo tracce a volte poco visibili. L’opuscolo, redatto con passione e sapienza dall’Associazione culturale "I Rëneis", prosegue l’indagine sulle frazioni. Tema centrale è la borgata S. Antonio (Miribrart), con le strade, le meire, i pascoli in quota, la cappella, il forno e le fontane. Nel capitolo dedicato alle famiglie troviamo alcuni "personaggi memorabili", rimasti nel ricordo dei vecchi, come Mounsù Mourin, benestante, che nel 1757 possedeva otto bovine, o Irene l’ereditiera, vissuta nella prima metà dell’ottocento, e Rufino Berardi, capostipite della famiglia (oggi estinta) che diede il nome alla borgata. Tra i Mourin figura di spicco fu tal "messer notaio Domenico Antonio", che sottolineò la distanza della sua stirpe dai rami cadetti mantenendo per lui la finale in "i" del cognome in italiano (Maurini), riservando agli altri quella in "o" (Maurino), più popolaresca. Chiudono il quaderno uno studio sulle controversie di pascolo tra Barge e Ostana, una testo sulla vëlhà (la veglia nella stalla) e una nota sul museo etnografico che, rinnovato e ampliato nelle sale, è stato presentato al pubblico sabato 2 giugno, vigilia della festa patronale di San Claudio. La manifestazione si chiusa con il tradizionale falò e musiche e danze occitane


Maurizio Zarpellon, I GIARDINI DEI SENSI, Blu edizioni, 2000 - illustrato, lire 29.000

La Primavera del Botticelli accoglie il lettore di questo libro di emozioni. L’anno scorso conobbi l’autore, vivaista in una valletta appartata del comune di Chiusa Pesio, con una predilezione per i fiori di montagna. Comprai alchemilla, sedum, astilbe e genzianelle. Scoprii un uomo quieto e coraggioso. Zarpellon, giardiniere e collaboratore del Parco naturale dell’alta valle Pesio, è interessato a tutto ciò che può migliorare la vita. In quei giorni il libro era in gestazione e me ne parlò senza enfasi. Più tardi me ne inviò una copia: pensavo a un’opera di giardinaggio, ebbi invece la sorpresa di sfogliare un libro con una ricca iconografia pittorica e denso di contenuti "filosofici", dedicato alla capacità delle piante e dei fiori di risvegliare i nostri sensi. "Abbracciare un tronco o appoggiarvisi è un grande segno di affetto, che l’albero ricambierà immediatamente: sentirete una nuova energia fluire nelle vostre vene. Un gesto semplice che non richiede prenotazioni, che non pone limiti, che non esige raccomandazioni né denaro". Per Zarpellon ci sono alberi da ascoltare, piante da respirare, e la natura offre colori e sapori, fiori, erbe, foglie e verdure da accarezzare. "Anche la roccia calda dell’estate, il fogliame d’autunno, la coltre nevosa, la pioggia, la terra che sta sotto i piedi in tutte le stagioni hanno un odore da annusare… fiutare". La seconda parte del libro suggerisce l’equilibrio necessario alla "costruzione" del giardino, a cominciare dall’acqua, le pietre, il terreno. Ma un giardino che si rispetti "dovrà prevedere di ospitare molti uccelli, che non sono solo il simbolo dell’aria, ma anche un vero e proprio piacere per gli occhi". Il biancospino è ricercato da merli e tordi; i frutti rossi del corniolo sono cibo per silvie, cesene, merli e tordi. Appetiti da moltissimi uccelli sono il sambuco, il viburno, il prugnolo… In ultimo l’autore raccomanda la vicinanza fisica con la terra, come schiacciare un pisolino sull’erba, salire tra le fronde di un albero, mangiucchiare un fiore o una foglia, lanciare un sassolino nell’acqua, togliersi le scarpe in un prato e prorompere in un urlo liberatorio… "perché l’individuo torna un po’ uomo quando cerca un contatto profondo con la natura"


GUARDA, ASCOLTA - a cura di Angelo Schwarz, Temi Editrice, Trento, 2001

Il curatore di questo libro è direttore della Scuola di Fotografia Alpina di Ostana e storico della fotografia. Con la collaborazione di valenti studiosi (Franco de Battaglia, Antonio Carlini, Floriano Menapace) racconta l’originale avventura tra musica e fotografia dei fratelli Pedrotti (Enrico, Mario, Silvio e Aldo), trentini, fondatori del Coro della SAT. L’opera è strutturata in tre parti: nella prima si offre una ricostruzione storica dell’ambiente nel quali i Pedrotti hanno vissuto e operato e una riflessione critica sulle loro attività negli ambiti della fotografia e del canto corale; nella seconda si propone un sostanzioso campione delle fotografie da loro realizzate; nella terza parte si riproduce la bella memoria (inedita) che Enrico scrisse nel Natale del 1949 per i suoi figli, nella quale egli racconta la storia della sua famiglia, la sua e quella dei fratelli.

A ben vedere questo libro conta pure una quarta parte, un Cd Rom nel quale si trovano una selezione di esecuzioni del Coro della SAT, il reprint digitale della prima edizione di Canti della Montagna, oltre a due film – Prima ascensione direttissima della Paganella, girato da Aldo nel 1932, e Monologo sul sesto grado, girato da Enrico nel 1953 – e un’antologia di sequenze cinematografiche girate dai fratelli negli anni Trenta e Quaranta..

Fredo Valla

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 7- lui 2001 - N° 258