QUESTIONS DE LENGA

L’ammennicolo in questione

Dopo non breve periodo di vacanza rieccomi a voi!

Vi ho lasciati dopo un articoletto dedicato alla coprolalía. Spendo ancora due parole su tale argomento, anche perché, oltre ad essere stata scelta la versione in lingua italiana per facilitare i lettori non occitanofoni, era stata tralasciata tutta la sezione etimologica.

Dunque, riprendendo le fila interrotte d’un tribolato discorso, ovvero, ritornando alle vicende linguistiche inerenti l’umido radicale per lo qual s’appiccano li uomini (id est lou bicou), addentriamoci nello studio della varia terminologia atta a significarlo. Come già abbiam visto, tale corpo cavernoso, tanto caro, almeno nell’intercalare fàtico, anche alle persone piú vereconde, può esser denominato pure con termini culti, entrati nel linguaggio scientifico. Ma, culti quanto? Tanto quanto non ci rendiamo conto di ciò che stanno a significare, a causa di una non grande conoscenza della scienza etimologica.

Il "pháll-o-s" greco, per esempio, descrive l’ammennicolo in questione in quanto "ciò che si gonfia" (almeno, si spera!). Termine utilizzato dalla scienza, lo è anche da molte stizzose borghesotte piú o meno acculturate, credo piú che altro perché appar loro molto piú greco-scientifica di altri anche non "volgari" come "pene". La parola deriva da una forma ricostruita "*bhol-nó-", tramite assimilazione regressiva di "ln" en "ll" - la stessa che ritroviamo nell’antico irlandese "ball" e nel Tedesco "Bulle"-. Tali forme promanano dalla radice indeuropea "*bhel-", "bhl-_-", che ha senso generico di "gonfiare". Da essa, derivano anche, tra altri termini: "pháll-aina" e "pháll-_", la "ballaena" dei Latini: beh, questa ben maggiore per gonfiore anche rispetto ad una certa prorompente parte dei varii John Holmes e Rocco Siffredi...

L’antico indiano "pás-ah" -da "*pás-as"-, greco "pé-os" -da "*péh-os"- indicano "ciò che svetta/sventola". Il significato generico della radice indeuropea "*pes-" ha significato, infatti, di "sventolare".

Il nostro amichetto, abbiam visto, in Occitan blos è detto "v(i)èit/v(i)èch", dal Latino "vec-ti-" = "barra", "paletto". Tale forma è riconducibile a "*we_h-ti-", tramite mutamento di campo semantico e passaggio dall’astratto al concreto.

Luca Quaglia

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 7- lui 2001 - N° 258