ETNIES
O.V. fa seguito ai precedenti servizi sul popolo berbero (vedi
n° 185 del 30 novembre 1994) proponendo alcuni articoli della stampa internazionale
sugli ultimi gravi scontri verificatisi nel mese di maggio nella Kabiria argentina.
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UNA NUOVA PRIMAVERA "BERBERA" ?
Nell'aprile 1980 il divieto di una conferenza dello scrittore Mulud Mammeri all'università di Tizi-Uzu, insieme a quello di un concerto del gruppo kabilo Imazhighen Imula, scatenarono delle manifestazioni duramente represse. In questo modo nacque il Movimento Culturale Berbero (MCB).
Nove anni dopo gli eventi della "primavera berbera" i kabili approfittano della breccia aperta dal multipartitismo e formano due partiti: il Fronte delle Forze Sociali (FFS), creato nel 1963 da uno dei principali capi della guerra di indipendenza algerina, Ait Ahmed - formazione che aveva anche dato vita a una resistenza armata per opporsi al potere dei militari - viene legalizzato. Nasce l'Unione per la Cultura e la Democrazia (RCD) di Said Sadi. Il potere fa qualche concessione. La lingua tamazight è tollerata nei media. All'inizio degli anni '90 la pressione islamica è forte e il regime vuole evitare di soffiare sul braciere kabilo, sempre pronto a infiammarsi.
Nel 1996 la nuova Costituzione riconosce l'amzighitè come una componente dell'identità nazionale algerina, insieme all'arabità e all'islamismo. Il berbero è ammesso nei programmi scolastici, ma con carattere facoltativo, cattedre di berbero sono create all'università e un Alto Commissariato a l'amzighinitè, connesso alla presidenza della repubblica, viene instaurato. Ma ciò nonostante i berberi non hanno ancora ottenuto uno statuto ufficiale per la lingua, nè un impegno finanziario dello Stato per la sua diffusione. E nel 1998 subiscono la legge sull'arabizazzione come un nuovo colpo portato contro di essi dal potere centrale.
Florence Beaugé
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KABILIA, LA RIVOLTA DEI BERBERI
La repressione delle manifestazioni di protesta in Kabilia ha provocato almeno 80 morti e 600 feriti. La brutalità dei gendarmi, le cui provocazioni sono all'origine di questa fiammata di violenza, ha suscitato viva riprovazione in tutto il paese.
Due incidenti hanno fatto da detonatore ai moti della Kabilia: la morte di uno studente, il 18 aprile, in una gendarmeria di Beni Duala, vicino a Tizi-Uzu, e il brutale interrogatorio di tre studenti, il 22 aprile, ad opera di altri gendarmi, vicino a Bejaïa. Questi fatti si sono verificati in un contesto infiammabile: la commemorazione del 21° anniversario della "Primavera berbera" che mobilita la Kabilia ogni anno.
Di fronte alla repressione sanguinosa degli ultimi moti Presidente algerino Abdelaziz Buteflika ha reagito tenendo un discorso al paese in arabo classico, una lingua compresa da un'infima minoranza dei berberi e degli stessi arabi. In essa, malgrado l'evidente responsabilità delle forze di sicurezza, Buteflika ha seminato il dubbio annunciando la creazione di una commissione d'inchiesta, accolta dal generale scetticismo e sospettata di voler attribuire una parte del torto alle vittime.
Buteflika non è in grado di democratizzare e di demilitarizzare il sistema. Rimettere in causa un potere forte e autoritario equivarrebbe a contestare la sua visione messianica della politica. Confrontato per la prima volta a un conflitto trasparente, egli misura la ristrettezza del suo margine di manovra, la scarsa efficacia del suo potere e soprattutto l'approssimatività delle sue soluzioni.
La repressione in Kabilia ha fatto crollare la coalizione di governo e disegnato una nuova carta delle opposizioni. Il RCD di Said Sadi ha deciso di ritirarsi dal governo per non sostenere una politica disastrosa. Il FFS di Ait Ahmed ha organizzato marce di protesta in numerose città. La più impressionante è stata quella di Algeri che, malgrado il divieto opposto dalle autorità, ha riunito decine di migliaia di manifestanti per chiedere al governo di andarsene.
Arezki Metref
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Tutta la Kabilia è berbera. Ma non si può dire il contrario. L'assimilazione del tamazight alla sola Kabilia è dovuta al fatto che quest'ultima si è distinta per il vigore della sua protesta. Altre popolazioni del territorio algerino e fuori di esso hanno conservato la lingua berbera, a volte come unica lingua: i tuareg nell'Hoggar e nel Tassili, nel Mali, Niger, Burkina Faso e in Libia; i Chauias negli Aurès; i Mozabiti nello Mzab; gli ichanuiyani nel Chenua. Il 40% della popolazione marocchina è berbera. Sacche berbere sussistono in Egitto (le oasi di Siwa e di Kargueh) e nelle isole Canarie.
Nel terzo millennio a.C. la Berberia si estendeva dal Nilo e dallo stesso Mar Rosso all'Atlantico, fino alle isole Canarie, e dal Mediterraneo ai confini camerunensi. L'alfabeto berbero ha tre mila anni, è più vecchio del latino, che risale all'VIII secolo, e dell'arabo, che compare soltanto nel 512 d.C.
La berberità non è un particolarismo folclorico ma una radice storica e insieme una realtà attuale. Sant'Agostino (354-430) era berbero, e così Apuleio (125-170), il cui "Asino d'oro" è considerato come l'antenato del romanzo. Kahena, regina ebrea degli Aurès che si oppose all'invasione delle armate musulmane nel VII° secolo, era berbera, come Tarik Ibn Zyad, che condusse gli eserciti berberi sotto l'insegna dell'Islam alla conquista della Spagna, e che diede il suo nome allo stretto divenuto Gabel Tarik, Gibilterra. Anche Ibn Khaldun, padre della sociologia, era berbero, come lo è Zinedine Zidane, regista della nazionale di calcio francese e della Juventus.
Il massiccio del Djurdjura, rifugio dei kabili contro le invasioni, risuona da secoli dei clamori sediziosi di questi montanari irriducibili. Contro i turchi che dominarono l'Algeria nel XVI° secolo i kabili insorsero frequentemente, come i berberi si rivoltarono contro i romani verso il 240 a.C. e contro l'invasione musulmana nel VII° secolo. La conquista francese del 1830 urtò anch'essa sulla resistenza delle montagne kabile. La rivolta di El-Mokrani nel 1871 mantenne aperta la questione.
La contestazione sotterranea prosegue fino all'esplosione dell'aprile 1980. Il divieto di una conferenza dello scrittore Mulud Mammeri dà fuoco alle polveri e la Kabilia entra in aperta ribellione contro il potere. Il movimento denuncia la repressione culturale ma anche la dittatura, rivendica il diritto alla lingua e più in generale i diritti democratici. Le forze di polizia e l'esercito reagiscono con violenza. Decine di morti e feriti affollano l'ospedale di Tizi-Uzu. Denunciati come "agenti stranieri" gli agitatori sono sottoposti alla giustizia militare. Le manifestazione del 1980, commemorate ogni anno con il nome di Tafsut imazighen (Primavera berbera), segnano una rottura nella storia politica dell'Algeria indipendente.
Malgrado i progressi democratici realizzati grazie al movimento di massa dell'ottobre 1988 il pluralismo non arriva a riconoscere il tamazight. Il movimento culturale berbero prende piede. La sciopero delle scuole nel 1995 è l'azione unitaria più recente. L'assassinio del cantante Matub Lunès nel 1998, poco tempo dopo la promulgazione provocatrice di una legge sull'arabizzazione, dà luogo a nuovi scontri.
Arezki Metref
Kabili: il vocabolo appare nel 1725 sotto la penna di J.-A. Peysonnel, che parla di "Cabayles ou Cabeilles". Il termine viene dalla parola araba qabayles che significa tribù.
| (La documentazione, tratta dal quotidiano Le Monde (Florence Beugé) e dal settimanale Politis (Arezki Metref), è a cura di Jean Michel Effantin e Diego Anghilante) |
OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 6- junh 2001 - N° 257