RIFLESSIONI SUL FEDERALISMO
Le nuove elezioni si avvicinano

Vorrei, se i lettori me lo consentono, fare un passo indietro nelle recenti vicende politiche che hanno visto coinvolta la nostra regione. Alle ultime elezioni amministrative i Piemontesi hanno premiato la coalizione di centrodestra, una compagine che ha puntato prevalentemente sull'ipotesi federalista e dunque su una maggiore forza delle Regioni nei confronti del potere centrale. Questo sforzo nella direzione della sussidiarietà e del decentramento amministrativo non può che trovarmi d'accordo, al di là delle mie convinzioni politiche. Devo inoltre ammettere che, nel corso della passata legislatura, non pochi sono stati gli assessori regionali che hanno operato al meglio delle loro capacità e, ritengo, con molta onestà intellettuale, al di là delle direttive delle segreterie di partito. Decisamente fortunata, tra le altre, l'idea di creare un Assessorato per la Montagna, unico nel suo genere in Italia.

Mettiamo dunque il nuovo esecutivo subalpino alla prova e se son rose fioriranno. Concordo dunque pienamente con l'amico Matteodo quando scrive di verificare la volontà federalista della Regione.

Un occhio particolare poi al cosiddetto "welfare". Vi sono conquiste sociali che non possono e non devono essere messe in discussione. Meno influenza dello Stato sulla vita dei cittadini è una ricetta più che auspicabile, soprattutto per chi si dichiara autonomista, ma ricordiamoci che fare politica non significa giocare in Borsa e condurre un esecutivo non equivale a presiedere un consiglio di amministrazione aziendale. Personalmente ho sempre considerato la tecnocrazia come l'avanguardia del totalitarismo, in qualsiasi forma esso si presenti.

Devo ammettere che le manifestazioni organizzate dai ribelli del Larzac, in occasione del congresso sul commercio mondiale tenutosi a Seattle, mi hanno letteralmente conquistato. Un bel segnale ed occitano per giunta!

La riflessione finale potrebbe essere la seguente: visto l'insuccesso delle piccole liste autonomiste, considerata l'irrisoria partecipazione popolare ai referendum, non si capisce bene in quale direzione vogliano andare gli italiani. Bipolarismo o pluripartitismo? Proporzionale o maggioritario? Modello inglese o modello tedesco? Io credo che la confusione sia tanta e che il comune cittadino sia talmente demotivato da questa operetta tragicomica messa in atto dai partiti, da considerare il termine "politica" una parolaccia.

E gli occitani cosa faranno? Ci sarà qualcuno nei palazzi del potere che difenderà i loro interessi o dovranno pensarci da soli? Non è l'Europa degli stati che ci interessa, bensì l'Europa dei popoli tra loro federati. La Spagna, tanto per fare un esempio, che fino a poco tempo fa era fra le ultime ruote del carro del nostro continente, ha dato prova in questi ultimi anni di grande intelligenza politica. La Catalogna ne è l'esempio più eclatante.

Le elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento sono dietro l'angolo. Mi ripeto: mettiamo coloro che si proclamano federalisti alla prova. Vediamoli in azione. Le nostre rivendicazioni sono note.

Io credo che occorra rafforzare il ruolo delle Regioni premendo per una revisione in senso federalista della Carta Costituzionale. E dunque che le Regioni si facciano portavoce del nostro rifiuto ad essere emarginati e colonizzati. La "Bassanini" non è altro che un pezzo di carta. La montagna è la nostra vita. Occitani, Piemontesi, Francoprovenzali, Walser, tutti coloro che si riconoscono in una etnia e che dalle loro valli non vogliono andarsene, chiedano a gran voce ai nostri amministratori regionali che vengano riconosciuti i loro diritti a Roma come a Strasburgo o a Bruxelles. Se questi diritti verranno accolti e difesi nelle sedi appropriate bene, altrimenti non vedo altra strada che una grande coalizione delle popolazione alpine, dalle Marittime alle Carniche, dal Monviso alle Dolomiti. E non dovrà essere solo il partito della montagna occitana, bensì il Movimento di tutto l'arco alpino italiano, di coloro cioè che vogliono continuare a vivere nel loro paese. Bello sarebbe che questa iniziativa partisse proprio dal mondo occitano e dalle nostre vallate, sempre nella convinzione che le montagne separano le acque, ma uniscono gli uomini. E in un futuro, chissà? Proprio dai Pirenei alle Alpi potrebbe nascere un fermento nuovo e un esempio per tutti i popoli oppressi. La diversità tra le genti e le etnie esiste; deve essere solo riconosciuta e rispettata e forse, proprio in questa molteplicità di culture che si rispettano a vicenda, potremo un giorno trovare la chiave per una giusta unità.

Franco Ferraresi

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 2 - febrier 2001 - N° 253