LA FRONTIERA COME ARRICCHIMENTO
Fabrizio Pellegrino, 36 anni, per dieci anni presidente del Marcovaldo di Caraglio, è dal settembre scorso responsabile del Servizio Beni e Attività culturali della Provincia di Cuneo. Merito suo, e dei suoi collaboratori, è l’aver fatto di un’associazione locale un centro di cultura attivo e dinamico. Le mostre d’arte, le iniziative letterarie e teatrali, i convegni di studi organizzati nell’ex Convento dei Cappuccini, fanno di questo edificio storico, ai piedi della valle Grana, il "Beaubourg" delle Valli occitane.
Pellegrino, ci parli di questi 10 anni di attività.
L’Associazione è nata nel ’90, ma dal ’95, con l’arrivo nel Convento dei Cappuccini, la proposta culturale del Marcovaldo ha fatto un salto di qualità. Ci siamo organizzati a settori, con il Centro studi che si occupa di ricerche filosofiche, l’area mostre, il settore letteratura e teatro e quello per la valorizzazione dei beni culturali che oggi si identifica nel progetto "Artea". Il Marcovaldo inoltre gestisce il Museo Mallé di Dronero…
Artea? Di che cosa si tratta?
E’ un’intesa fra Marcovaldo e Comuni dell’antico Marchesato di Saluzzo e delle Terre dei Savoia - da Caraglio a Dronero, Saluzzo, Savigliano e Fossano - per valorizzare i beni culturali del territorio e favorire una riflessione comune, individuando insieme problematiche e soluzioni. Abbiamo cominciato l’autunno scorso a Saluzzo e Dronero con un convegno sul paesaggio in cui si è mostrato com’è stato studiato il territorio di Siena. Un’indicazione utile per gli amministratori, poiché soltanto chi conosce bene il luogo in cui vive è in grado di amministrarlo. L’intesa è aperta alle Comunità montane e a tutte le associazioni che desiderano condividere questo percorso.
Altri progetti?
Per esempio quello con Guido Ceronetti. Stiamo lavorando all’allestimento di una mostra e a un nuovo spettacolo di marionette del Teatro dei Sensibili, prodotto dal Marcovaldo con la Regione Piemonte.
Da anni la Regione guarda il Marcovaldo con occhi benevoli…
… rientra nella strategia dell’Assessorato regionale alla Cultura che mira a creare in Piemonte dei poli su cui far convergere varie iniziative, soprattutto di arte contemporanea.
Le attività per cui il Marcovaldo è più conosciuto sono infatti le mostre, da Salvo all’artista sarda Maria Lai…
… dall’anno scorso abbiamo anche un direttore artistico, il critico Andrea Busto di Torino, con cui abbiamo realizzato il progetto "Creazioni della memoria", un’esposizione di artisti internazionali negli edifici storici della provincia: Dronero, Costigliole, Revello… Il catalogo di "Creazioni della Memoria" è stato presentato alla Fiera Internazionale di Arte Contemporanea a Parigi e se n’è parlato anche a New York e Londra.
Dunque Caraglio come Guarene e il Convento dei Cappuccini come il Castello di Rivoli e Palazzo Bricherasio. Vale la pena partire da Parigi per vedere qui una mostra già presentata altrove?
Con la Regione c’è una programmazione molto attenta da questo punto di vista. Non sono repliche di ciò che è stato fatto nella metropoli o esposizioni di qualità inferiore. Si vuole portare in provincia artisti di livello assoluto.
Con quali risultati?
C’è una ricaduta nel turismo culturale, ma l’obiettivo è anche creare una sensibilità nella gente di qui. Quest’anno proporremo un’iniziativa sul paesaggio, basata sulla fotografia. Inviteremo sei fotografi di fama mondiale a lavorare per un certo periodo di tempo sul nostro territorio.
Quali i rapporti con Espaci Occitan e i progetti occitani?
"Mistà" è stato un esempio di progetto culturale significativo. Il nostro territorio può ringraziare chi lo ha portato avanti perché oggi ci troviamo con un patrimonio culturale rimesso in sesto, restaurato e valorizzato con una buona cartellonistica. Espaci Occitan, se usato bene, darà ottimi frutti. Questo è ancora un momento di scarso confronto. Probabilmente la pensiamo allo stesso modo ma la mancanza di dialogo fa che si viva nel sospetto che l’altro pensi diversamente. Marcovaldo non è un’associazione occitanista, ma è nel territorio occitano e vuole operare per la crescita culturale di questi luoghi pur non avendo come obiettivo prevalente la valorizzazione della cultura occitana. Ma qui siamo e non possiamo fare finta che ciò non sia fondamentale. Ecco il perché dei nostri convegni internazionali sulla poesia trobadorica e sui Catari, la proiezione di film occitani, gli scambi culturali con Tolosa e i contatti con Barcellona, con cui stiamo pensando a uno scambio di giovani artisti. Ci sarà un lavorare di artisti catalani e marsigliesi qui a Caraglio, e dei nostri a Barcellona e Marsiglia. Tempo fa abbiamo fatto un convegno, "Abitare il limite – terre di confine nello spazio globale", in cui si è discussa la necessità di fare della marginalità una potenzialità da sfruttare. La frontiera come interfaccia fra più culture… come arricchimento. E un’idea positiva e in questo il fatto di essere nell’area occitana ci aiuta.
Ci parli del suo nuovo incarico.
Avrò la possibilità di fare assumere alla Provincia un ruolo più incisivo nella cultura…
Non ha paura di perdere tempo? Cuneo ogni tanto gioca a fare Parigi o New York, e di solito ci riesce male. Inoltre la Provincia è frammentata in diverse realtà culturali: l’Albese e la Langa, la Pianura grassa, Fossano, Savigliano, Cuneo città, la montagna occitana.
Questo è il pensiero che mi ha rovinato l’estate. Penso tuttavia che la Provincia di Cuneo si possa promuovere per aree tematiche, ossia per distretti culturali: naturalmente le Valli occitane, il Marchesato di Saluzzo, le Terre dei Savoia, il Roero, le Langhe, il Cebano e il Monregalese… individuando per ognuno delle vocazioni. La Provincia di Cuneo come immagine non vende ma può creare le condizioni per rafforzare le sue diverse identità. Inoltre è l’ente che riceverà dallo Stato, assieme alla Regione, deleghe importanti per la valorizzazione del patrimonio culturale e che già ha un posto ai tavoli europei; può valorizzare il patrimonio museale, quello demo-etno-antropologico, riconoscendo il valore autentico e unico dei suoi patrimoni di cultura e tradizione.
Quando ripensa ai 10 anni del Marcovaldo di quale realizzazione è più fiero e quale invece vorrebbe cancellare?
Mi hanno arricchito gli incontri con artisti, scrittori, studiosi e con tanta gente comune venuta al Marcovaldo per mettersi in gioco. Sono meno contento della parte più facile: nel senso che in questi dieci anni abbiamo proposto anche molte "iniziative popolari", cosette semplici da cortile, credendo nel metodo un po’ salesiano dell’oratorio, vale a dire in un’osmosi fra popolare e colto che in realtà non c’è stata. Oggi ritengo che ci voglia maggiore coerenza: gli intellettuali devono sentire la responsabilità di divulgare il sapere rendendolo accessibile al maggior numero di persone. Spesso ne sono incapaci. Per questo devono fare uno sforzo di comunicazione.
Fredo Valla
OUSITANIO VIVO - Anado XXVIII - n° 1 - genier 2001 - N° 252