PER UN'ESTÒRIA RELIGIOSA DE L'OCCITÀNIA /9

IL DIO MALVAGIO E IL DIO SAPIENTE

" Mos cors s'alegr'e s'ejau
per lo gentil temps suau
e pel castel de Fanjau
que.n resembla paradis;
qu'amors e jois s'i enclau
e tot quant a pretz abau
e domneis verais e fis. "    

"Il mio cuore si rallegra e gioisce per la dolce e soave stagione e per il castello di Fanjeaux che mi sembra il paradiso; vi si trovano amore e gioia e tutto ciò che conviene a valore e cortesia sincera e perfetta " (1) Questa lirica che il poeta trovatore Peire Vidal compose attorno al 1190 è, con i versi che seguono, un vero panegirico della località del Languedoc, attorno al castello di Fanjeaux, che fu una delle aree di maggior diffusione dell'eresia Catara. Non è casuale che lo scorrere dell'esistenza sia colà descritto con termini così entusiastici. Amore, gioia, sincerità sono tutti valori proprii della cultura cortese, in particolar modo nel mondo occitano dell'epoca. Anche se ovviamente non è possibile prendere alla lettera i testi di questo come di altri poeti, è probabile che ci sia stato un reciproco scambio culturale fra i valori della società occitana, libera ed aperta ad influenze esterne, ed i dettami etici della dottrina catara. In sostanza l'eresia dualistica non avrebbe potuto fiorire con tale vigore in un ambiente diverso, chiuso culturalmente, e soprattutto monolitico ed intransigente dal punto di vista religioso. L'eresia, in effetti, pur diffondendosi in tutta Europa, maggior seguito ebbe in quelle località ove esistevano condizioni sociali favorevoli. Mi riferisco al confronto tra le varie culture presenti sul territorio occitano - Cristiana, Ebraica e Mussulmana – e, per i restanti paesi, all'evolversi di quelle classi di artigiani e mercanti abituati a convivere ed a fare i conti con culture e modi di vivere eterodossi.(2)

Da alcuni autori moderni addirittura viene posto in evidenza come il catarismo, in quanto religione dell'uomo, inteso come soggetto e "sorgente di luce divina", celasse in sè un elemento di coscienza collettiva delle classi sociali subalterne, carattere che sembra aver portato, in alcuni casi, ad una qualche forma di lotta, seppur politicamente non ben definita, contro le aristocrazie burocratico-feudali e clericali del medioevo. Nonostante sia stato scritto che i Catari avessero costituito una gerarchia molto rigida, quasi quanto quella di nostra madre Chiesa (per dirla con le parole di Umberto Eco, ne "Il nome della rosa"), e fosse in ogni caso fuori delle loro intenzioni distruggere ogni forma di potere, specialmente in Italia ed in Occitania l'adesione all'eresia rappresentò una qualche forma di ricerca di libertà, in contrapposizione ai vincoli feudali e morali dell'epoca.(3) Nell'Europa del basso medio evo la vera classe sociale dominante non era, come può sembrare, la piccola e media aristocrazia feudale, ma, accanto ai grandi feudatari, la onnipotente e onnipresente burocrazia clericale: la nascente nuova classe mercantile - pur se in parte ostile alle idee catare per il loro carattere pseudo comunistico - vedevano però in questo movimento ereticale un'utile leva per scardinare il potere della Chiesa. La conseguente guerra fra Chiesa e movimento Cataro è stata pertanto, secondo questa interpretazione, una sorta di lotta di classe fra da un lato un blocco sociale fondato sull'alleanza fra le classi subalterne e quelle che spingevano per il superamento del feudalesimo burocratico-clericale, e dall'altro il potente apparato della Chiesa temporale. Una situazione particolare si era creata invero in Occitania, ove anche l'aristocrazia feudale, abituata ormai da tempo ad intrattener rapporti, come già abbiamo detto, con culture eterogenee, a recepire da queste il meglio delle dottrine e delle conoscenze (astronomia orientale, cabbala ebraica, sufismo islamico, dottrine gnostiche varie), mal sopportava la rigidità della Chiesa di Roma. Anche in tal caso la cultura catara, con i suoi riti e le sue espressioni di libertà ed apertura intellettuale, poteva essere una risposta.

Alcuni elementi caratterizzavano inoltre la società occitana dell'epoca; lontana dai grandi centri teologici francesi ed italiani, l'Università di Montpellier del XII° secolo, quasi coeva a quella famosa di Parigi, era diventata un vero centro di libera cultura. Nello studio del diritto, in contrapposizione alle grandi università del nord Europa ove vigeva il diritto germanico, qui era in uso da sempre il diritto romano, la medicina seguiva prevalentemente gli insegnamenti della Scuola Salernitana, a sua volta debitrice quasi in toto delle Scuole Islamiche. La stessa organizzazione sociale-feudale rispecchiava il costume latino romano: il potere feudale era limitato dal fatto che molte terre sfuggivano alla sua proprietà - ci riferiamo ai cosiddetti "allodi", di evidente stampo giuridico romano, risultanti da atti scritti. Non esistevano inoltre servi della gleba, i contadini pertanto erano quasi tutti liberi di cambiare padrone e località nel caso in cui il contratto enfiteutico non venisse di comune accordo rinnovato. Era quindi una società in generale più avanzata dal punto di vista sociale.

Prendiamo ora in considerazione alcuni aspetti più eclatanti della dottrina e della pratica dei nostri eretici.

Punto fondamentale, ormai pressoché accettato, è che il Catarismo è una specie di cristianesimo fondato su una lettura dualistica del Nuovo Testamento. La salvezza dell'uomo è ritenuta essere frutto della rivelazione del Cristo, che conserva tratti comuni al cristianesimo ortodosso, ma che anche se ne discosta per alcuni particolari importanti: se le loro scritture sono limitate fondamentalmente al Nuovo Testamento e ad alcuni libri sapienziali del Vecchio, non è per privilegiare la parola di Gesù, con il suo pur validissimo messaggio di pace ed amore universale, ma piuttosto per il significato negativo dato alla creazione dell'universo e alle vicende che ne conseguono, frutto di un dio del male che, con i suoi vari nomi (Javeh, Dio degli eserciti), è sempre stato in ogni caso signore della guerra e di ogni altra atrocità. Essi credevano infatti in due creazioni separate, emanazioni di due principii fondamentali, uno positivo, del bene, ed uno negativo, del male. Il Dio malvagio era considerato il creatore di tutta la realtà materiale, di ogni cosa esistente su questa terra, il Dio buono, o Dio sapiente, era invece fautore delle realtà spirituali, e di conseguenza dell'anima degli uomini. Ne fa una descrizione accurata Raniero Sacconi nella sua "Summa de Catharis" del 1240: "Essi credono che l'uno e l'altro principio, o Dio, abbia creato i propri angeli e il suo proprio mondo…" La stessa duplice creazione è presentata da Durando di Huesca (4) nel suo "Liber contra Manicheos", ove viene citato appunto un trattato cataro in cui compaiono "creature incorruttibili ed eterne" nelle quali è opportuno riporre le umane speranze. Il mondo creato dal Dio del male pertanto altro non è che un tentativo mal riuscito di imitare la creazione perfetta del Dio buono.

Paolo Secco

1) Peire Vidal, "Mos cors s'alegr'e s'ejau" in "I trovatori e la crociata contro gli Albigesi" a cura di Francesco Zambon, Luni Editore, Milano 1999

2) Gioacchino Volpe, "Movimenti religiosi e sette ereticali", 1° edizione Vallecchi, 1922; riedizione Donzelli, Roma 1997.

3) Francesco Ereddia, "I servi dell'anticristo", Mursia, Milano 1986.

4) Durando di Osca (Durand de Huesca), nato attorno al 1160, aveva aderito inizialmente al Valdismo delle origini; di questo periodo è il "Liber antiheresis", trattato contro i Catari. Si riavvicinò alla chiesa, fondò il nuovo ordine dei Poveri Cattolici e, nel 1222-23 scrisse il "Liber contra Manicheos".

 

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 11- 18 de dezember 2000 - N° 251