VALADAS

LEGGE GALLI , TAPPA FINALE?

In provincia di Torino più di trenta comuni sono già stati commissariati; in provincia di Cuneo il numero di comuni commissariati rischia di essere ben più consistente, visto che sono un’ottantina quelli che non hanno deliberato l’adesione all’Autorità d’Ambito o che hanno deliberato di non aderirvi.

Tuttavia in Piemonte l’avvio della legge Galli è alle porte anche in queste due province in cui sono comprese le Valli occitane. In altre parti della Regione la costituzione dell’ambito non ha creato particolari problemi, fatto salvo per le zone del nord Piemonte, dove l’ambito non corrisponde alle nuove province e vi sono difficoltà a trovare gli accordi per collocare i comuni.

Come si vede la protesta è particolarmente vivace in provincia di Cuneo, dove molte amministrazioni paiono essersi accorte solo ora dell’esistenza della legge e sono arroccate su una posizione di rifiuto, che non ha sbocchi operativi, se non il commissariamento.

Malgrado alcuni comuni abbiano intrapreso ricorsi formali o delibere di protesta, non vi è la minima possibilità che la cosiddetta "Legge Galli" venga modificata o abrogata; lo abbiamo rilevato in passato, essa risponde ad una logica industriale, ha il consenso dei grandi comuni e delle grandi società pubbliche e private che già gestiscono gran parte del territorio; questo si traduce, a livello parlamentare, in un consenso politico vastissimo. Semmai vi è il pericolo che sorgano norme che impongano un’accelerazione a tutto il processo di privatizzazione della risorsa.

In questa direzione va il disegno di legge "Vigneri", oggi in discussione in sede referente alla 1° Commissione della Camera, in cui si prevede la privatizzazione di tutti i servizi comunali e specifiche norme per il servizio idrico integrato, oggetto della Legge Galli. Presentata al Senato il mese di maggio del 1999, approvata da quell’Assemblea il 31 marzo scorso, oggi la proposta di legge Vigneri rischia seriamente di essere approvata con modifiche alla Camera. Se, in tempi brevi, ciò avverrà sarà il frutto di un accordo politico che consentirà ancora il suo rapido ritorno al Senato per l’approvazione.

Di fronte ad un quadro legislativo di questo genere è del tutto inutile illudersi che i meccanismi avviati con la Galli non vengano attuati; occorre piuttosto utilizzare al meglio le possibilità offerte dalla Legge regionale che l’applica nella nostra Regione, comprendere i movimenti societari che si stanno attuando sul territorio per andare a gestire la risorsa, capire quindi quali sono i pericoli che bisogna evitare e cercare di costruire un fronte comune tra le zone montane.

Intanto le società del settore si stanno movendo con grande rapidità: in provincia di Torino vi è stata una fusione che ha prodotto un solo gruppo che gestirà tutta l’area metropolitana torinese, cioè la gran parte delle utenze della provincia; in provincia di Cuneo la situazione è più frastagliata, ma non si può non rilevare che la gli Acquedotti di Genova sono entrati in una società costituita appositamente dal Comune di Mondovì, che la CREA è stata ceduta ad una grande società francese, che molti altri gruppi imprenditoriali sono in movimento per acquisire pacchetti societari. In una situazione del genere i comuni montani che fanno la politica dello struzzo sono più che mai destinati ad essere sopraffatti.

Tutto questo movimento è comprensibile proprio alla luce del d.d.l. Vigneti, che prevede la possibilità che l’autorità d’ambito, una volta costituita, possa affidare per sei anni la gestione dell’intero ambito territoriale alla società che, operando in loco, garantisca di gestire il 70% delle utenze dell’ambito entro i tre anni successivi. Chi gestisce i primi sei anni, difficilmente perde la gestione negli anni a venire. In prospettiva di ciò è ben evidente che le società si fondano o cerchino di entrare nella gestione, soprattutto se, alle spalle delle grandi utenze delle aree metropolitane, ci sono bacini idrici di grande importanza come quelle delle nostre Valli!

Allora che fare? O si aspetta che i giochi siano fatti da altri, magari per arrivare a che gli ambiti una volta costituiti facciano una gara internazionale, con buona possibilità che questa venga vinta da società francesi, o si decide che i comuni, e quelli montani prima di tutto, entrino sin d’ora in società pubbliche, o miste a prevalente capitale pubblico, per avere una forza complessiva nella gestione della risorsa e non solo un ruolo teorico nell’autorità d’ambito.

E’ questa la scelta che già hanno fatto i comuni delle Valli Gesso, Vermenagna e Pesio, Stura e che stanno facendo quello delle Valli Grana e Maira, i quali sono entrati o stanno entrando in massa nel Consorzio di Cuneo.

Si consideri che l’area Alba – Bra ha da sempre una sua gestione societaria, che Mondovì ha costituito di recente una società con l’ingresso dei privati, che l’area di Fossano e Savigliano si sta organizzando attorno all’Alpiacque, società a prevalente capitale pubblico, ma partecipata in modo consistente dalla Crea, cioè dai francesi, che il cuneese si sta organizzando attorno all’Azienda di Cuneo, in procinto di trasformarsi in s.p.a. e che rimangono da organizzare il saluzzese con le Valli Po e Varaita, le Valli del monregalese e ed il cebano.

Tutto ciò ci dice che è tempo di far delle scelte, consentendo ai vari gestori della provincia di unirsi per portare l’Autorità d’Ambito, che nel prossimo anno verrà sicuramente costituita, ad evitare la gara internazionale e ad affidare in loco la gestione della risorsa. In questo contesto diventa importante ampliare la sinergia tra i comuni delle valli occitane e definire tra queste valli una politica unitaria di gestione della risorsa. Queste considerazioni naturalmente valgono anche per le Valli in provincia di Torino, dove vi è il vantaggio di avere delle gestioni associate di rilevante importanza, come quella del pinerolese con l’ACEA.

 

Dino Matteodo

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 11- 18 de dezember 2000 - N° 251