PER CHELLA CAMPI A LINGUA CORSA
Dopo la decisione del piano Jospin di rendere obbligatorio l’insegnamento della lingua corsa nelle scuole dell’isola francese si è scatenata oltralpe un’accesa discussione sulla liceità di questa iniziativa. Per più di due secoli il corso è stato bandito dalla scuola pubblica, finché nel 1973 Jean Zuecarelli fece adottare un emendamento che ne autorizzava l’insegnamento in ambito scolastico. Nel 1974 il Ministro dell’Educazione Nazionale, Joseph Fontanet, pubblicò un decreto che prevedeva lo studio facoltativo del corso nelle Accademie di Nizza e Ajaccio, e nel 1982 il ministro Alain Savary creò ad Ajaccio una Delegazione Regionale per l’insegnamento del corso. Oggi quindi la Corsica è la sola regione francese in cui l’insegnamento della lingua locale sia dispensato dalla scuola pubblica. In Bretagna, occorre ricorrere alle scuole private Diwan, in Occitania alle Calandretas, e lo stesso accade per tutte le sette lingue minoritarie presenti sul territorio francese. L’I.E.O., Institut des Estudis Occitans, ha accolto questa notizia come un segno di apertura del governo centralista francese verso le lingue regionali e minoritarie, ma ha anche manifestato il proprio sdegno verso una situazione di immobilità delle istituzioni diffondendo alla stampa il seguente comunicato.
L’I.E.O. considera che il contenuto dell’accordo intervenuto tra i rappresentanti corsi e il governo sia positivo. Noi difendiamo l’idea che il potere debba essere decentralizzato verso le regioni, che devono avere competenze decisionali nuove. Il processo che si deve mettere in atto per la Corsica è applicabile alle altre regioni. Ci è estranea questa modernizzazione della democrazia e il suo adattamento all’Unione Europea. Nel campo della lingua, in particolare, la generalizzazione dell’insegnamento avvenuta per il corso dev’essere applicata anche all’occitano e alle altre lingue di Francia. Il riconoscimento di queste ultime deve anche, secondo l’I.E.O., essere compreso nella legge e nella Costituzione. Eppure, malgrado le promesse fatte per la Corsica, constatiamo che la questione del riconoscimento delle lingue dette regionali avrebbe potuto essere oggetto di una legge dopo la firma della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. Il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro l’avevano promesso, ma non hanno onorato la loro promessa. L’I.E.O. chiede quindi di esprimere la convinzione che la nostra lingua debba essere riconosciuta ufficialmente durante il referendum del 24 settembre. L’I.E.O. chiede di andare a votare a questo referendum con un bollettino recante la scritta: "Sì alla modificazione della Costituzione". Questo voto sarà un mezzo per dire che la modifica urgente della Costituzione è quella dell’articolo 2 che fa del francese la sola e unica lingua della Repubblica. Questo articolo dev’essere modificato allo scopo di essere in armonia con il progetto per la Corsica e le dichiarazioni ufficiali sulla diversità linguistica.
Sul giornale francese "Le Canard enchaîné" n. 4165 del 23 agosto u.s. è comparso invece un polemico articolo sulla lingua corsa a firma di Claude Roire, che in poche righe si potrebbe riassumere con "il corso è una lingua senza grammatica, senza vocabolario, senza unità, incapace di esprimere i concetti d’oggi". Ne proponiamo qualche stralcio.
Utilizzato in famiglia, all’ora del pastis o a caccia, questo antico dialetto toscano non si è adattato al mondo moderno. Ma i bambini lo imparano a scuola. La lingua corsa, che il piano Jospin prevede di rendere obbligatoria nelle scuole, esiste davvero? Lo scrittore corso Angelo Rinaldi ha vigorosamente risposto di no in un articolo pubblicato dal "Nouvel Obs", in cui afferma: "Da una zona all’altra di una regione meno popolata della XV circoscrizione di Parigi, non c’è nulla che accomuni i corsi, se non un certo modo di fischiare alle capre. Dal punto di vista del linguaggio, è un po’ scarso per affrontare il XXI secolo o utilizzare un computer". Rinaldi ritiene infine che una lingua si fondi su capolavori, una grammatica, un dizionario, un’ortografia e un minimo di mutua comprensione all’interno di una comunità.
Uno dei vati della linguistica francese, André Martinet, cinquant’anni fa ha aggiunto che una lingua "è un sistema voluto consciamente come tale e generalmente legato all’idea di nazione". Senza volerlo, questo saggio esponeva uno dei paradossi dell’isola: pochi dei suoi abitanti hanno voglia di essere indipendenti, ma tutti o quasi amano usare fra loro la lingua tradizionale. Ma per parlare bene una lingua, anche in famiglia o sotto i platani con gli amici, bisogna impararla. E questa è un’altra storia. Benché assai poco portato all’agitazione nazionalista, Pierre Agostini, responsabile per la Corsica del più importante sindacato degli insegnanti, l’FSU, non ha apprezzato il tono di disprezzo di Rinaldi. Si dice totalmente favorevole all’apprendimento della lingua locale a scuola, "Ma a condizione, aggiunge, che sia un insegnamento serio, fatto da persone competenti". Detto ciò, il professore di economia al liceo riconosce che non potrebbe tenere le proprie lezioni in corso. "Sono duecentocinquant’anni che questa lingua non si evolve, soprattutto nella forma scritta. Non si è adattata ai concetti moderni, salvo attraverso acquisizioni o calchi da lingue veicolari importanti. Ma tutte le lingue possono evolversi, se riflettono veramente un paese, un tipo di sviluppo, una potenza economica.". E aggiunge:"è esagerato dire, come fa Rinaldi, che gli abitanti di Bastia non capiscono quelli di Sartène. L’accento è diverso, come fra la gente di Lille e quella di Marsiglia, ma sono le stesse parole. Ciò che è più grave è la povertà della lingua, salvo per la sfera affettiva, la famiglia, la caccia. Allora si prendono in prestito parole francesi, si aggiungono lettere e sillabe che appesantiscono e rendono difficile la lettura. Per "televisione" si è solo cambiato l’accento tonico per pronunciarlo alla corsa. E paradossalmente, si dimenticano le vere parole corse. Così per "fiammiferi", invece dell’antico corso "fulmineti" si mutua dal francese "allumettes" dicendo "alumeti".
Gli abitanti odierni dell’isola non praticano le differenti varianti del dialetto d’origine toscana utilizzato nelle famiglie corse da oltre quattro secoli. L’eroe dell’indipendentismo insulare, Pascal Paoli, nel XVIII secolo scriveva esclusivamente in italiano e in francese, a volte in inglese. Più vicino a noi, il Presidente dell’Assemblea della Corsica e principale negoziatore del compromesso di Matignon, il deputato José Rossi, è sospettato dal proprio collega Roland Francisci (ostile al piano Jospin) d’avere "bisogno di un traduttore per capire la nostra lingua madre". Occorre dire che il testo del progetto Jospin per la Corsica è così lambiccato che i nazionalisti non sono i soli a ignorarne ancora tutte le sottigliezze. E non è nemmeno stato previsto di realizzarne una versione in lingua corsa…
Il disprezzo verso le lingue regionali e i pregiudizi nei confronti del popolo corso contenuti in quest’articolo hanno scatenato accese reazioni nel mondo occitano. Il linguista provenzale Domergue Sumien si scaglia contro l’idea del corso come lingua di serie B poiché apparentemente poco moderna, e afferma: "En linguistica, es ben conegut que totas las lengas del mond son de sistèmas coerents e foncionals, capables d'exprimir qué que siá, e que se pòdon adaptar sens relambi a las realitats novèlas. Las afirmacions del 'Canard Enchaîné' contra la pretenduda flaquièra del còrs son una absurditat del ponch de vista scientific".
Il giornalista Micheu Prat di Gap, nel Delfinato, sostiene: "Si può rispondere a Mr. Rinaldi che l’UNESCO ha scelto di salvaguardare tutte le lingue parlate sul globo, quale che sia il numero dei locutori. Anche se forse ciò disturba Mr. Roire, la lingua corsa fa parte del patrimonio dell’umanità tanto quanto il patois parlato nella XV circoscrizione di Parigi. Come dice il Dizionario Larousse, la lingua è il sistema di comunicazione di tutta una comunità linguistica. Che si fondi o no su capolavori, una grammatica, un dizionario, un’ortografia e un minimo di mutua comprensione all’interno di una comunità, essa è comunque degna di rispetto e dev’essere trattata sullo stesso piano delle altre. Non restano che Mr. Roire e qualche altro giacobino a volersi ancora convincere che l’apprendimento della lingua regionale sia una catastrofe per l'unicità della Repubblica, un vero attentato all'integrità del territorio! Che lo Stato francese resti oggi uno dei soli bastioni in Europa di questo giacobinismo d’altri tempi che non accorda alcun diritto alle proprie lingue minoritarie, che firma la Carta europea destinata a difenderle e a promuoverle, e poi si ritragga senza ratificarla, è questa la cosa riprovevole. Mentre l’occitano è lingua ufficiale in Val d’Aran nella Generalitat de Catalunya, e da un anno anche nelle valli occitane d’Italia, solo i cittadini della patria dei diritti dell’uomo che risiedono nei trentadue dipartimenti "francesi" in cui la lingua d’òc è parlata restano privi del diritto di apprendere e praticare la loro lingua d’origine o quella del loro territorio d’adozione.
Non si può inoltre rimproverare a un corso di non conoscere la propria lingua. Sappiamo bene che la scuola pubblica ha fatto di tutto per sradicare questo "flagello" e purtroppo è riuscito nell’impresa in numerosi ambienti in cui non si è più voluta impiegare la "lingua maledetta" e si è abbandonata la ricchezza del bilinguismo a favore della povertà della lingua unica imposta dallo Stato colonizzatore".
Concludiamo con le parole di Jean-Michel Espinasse, che lamenta, oltre alla posizione giacobina dell’autore, le numerose inesattezze e approssimazioni. Sostiene Espinasse: "tralasciamo lo stereotipo del pastis e delle capre e parliamo della lingua. E’ evidente che ogni lingua, nel momento in cui lo spazio geografico che ricopre è importante, si dialettizza, salvo casi di paesi ultra centralisti, dotati di un’Accademia che giudichi le parole corrette, ufficiali e normative. Roire sostiene che il corso, lingua o dialetto che sia, non sia capace di evolversi per parlare dei concetti moderni e non abbia grammatica né ortografia…Tutto ciò è evidentemente falso: oltre ad incontrare dei Corsi, provi a navigare in rete e troverà la loro lingua, come tutte le altre lingue di Francia. Le differenze dialettali che Roire mette in evidenza fra un estremità e l’altra della Corsica non hanno che un peso ininfluente nella comprensione poiché la struttura sintattica resta la stessa: è possibile vedere le medesime differenze anche in Francia, da un’estremo all’altro del paese".
Rosella Pellerino
OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 11- 18 de dezember 2000 - N° 251