Per un'estòria religiosa de l'Occitania /8
"Dicuntur Catari a cato"
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sono detti Catari da gatto
Tutti i vari moti di contestazione della chiesa che nella prima metà del XII° secolo erano divampati in Europa si erano anche rapidamente spenti, sia perché forse troppo tumultuosi, come quello dei Patarini a Milano, e comunque troppo circoscritti, sia per la mancanza di una vera dottrina alternativa da proporre alla popolazione e, molto spesso, per la pochezza di una ricerca teologica che potesse attirare gli spiriti più evoluti. Prima ancora però che questi moti sfiorissero, anche a causa della repressione, cominciò a serpeggiare per molte terre d'Europa un nuovo tipo di contestazione, più radicale, più carico di significati, un rifiuto pressoché totale di tutta l'istituzione ecclesiastica, con i suoi valori e concetti. Aveva così inizio una nuova visione del cristianesimo. Non si trattò di una setta o di una elite intellettuale, ma di un movimento spontaneo, che affiorò contemporaneamente in punti diversi del continente, ove le condizioni storico – sociali permettevano più libertà ed evoluzione di pensiero. Ne era fondamento una semplicissima e perfino banale constatazione: il mondo terreno è il regno del male, dell'ingiustizia, delle sofferenze e della corruzione, non può essere evidentemente emanazione di un dio buono, ed è pertanto necessario rimanerne fuori, isolandosi nella pratica di retti principi morali, in attesa della liberazione portata dalla morte. Come era avvenuto in passato per quasi tutti i movimenti eterodossi, dapprima i nuovi eretici furono scambiati per manichei, a causa di un preciso fondamento dualistico nella loro dottrina, che evidenziava nettamente il contrasto fra Bene e Male, ma da tutti gli studi svolti non è peraltro risultata nessuna traccia o eredità evidente del pensiero della più antica eresia del IV° secolo. La nuova eresia si presentò ufficialmente, almeno dal punto di vista delle fonti ecclesiastiche, a Bonn e Colonia nel 1144: l'abate Everwin di Steinfeld ne diede notizia al già famoso Bernardo di Chiaravalle, descrivendo tali eretici come pericolosi individui che rifiutavano qualsiasi sacramento, negavano in toto l'autorità della Chiesa e prendevano in considerazione come unica preghiera il Pater, ovviamente recitato in modo differente. Bernardo ricevette simili notizie anche da altre località; il vescovo di Beauvais denunciò la presenza di simili eretici nella Francia meridionale, Bernardo si recò immediatamente sul posto ma a Tolosa ed a Albi si trovò ben presto a malpartito. E' in questo periodo che compare uno dei primi testi che conforteranno in un futuro vicino le autorità ecclesiastiche nei processi inquisitoriali: il “Tractatus de haereticis” del frate Anselmo di Alessandria. Negli anni a seguire ne vennero denunciati ed infine condannati al rogo in grande quantità, nel 1147 a Perigueux nella Francia centrale, nel 1163 a Colonia, ove esisteva un gruppo proveniente forse dalle Fiandre, che dichiarò, nello svolgersi del processo, la propria qualità di “Buoni Cristiani”. Tale era la forza spirituale di questi uomini, e tali le loro capacità, che non esitavano a contrastare, spesso in pubblico, i religiosi del luogo, spingendoli ad un dibattito serrato nel corso del quale a tutti diventava evidente la loro profonda conoscenza delle scritture e la grande dialettica. Ciò accadde ad esempio nel 1165 a Lombers, in Linguadoca, ove era riunito un sinodo di vescovi, alla presenza tra l'altro del Conte Raimondo di Tolosa, del Visconte Trencavel di Béziers, che già in questa occasione si dimostrarono perlomeno influenzati da queste nuove dottrine. In quegli anni, in vari processi, specialmente in Germania, questi eretici cominciarono ad essere chiamati con quello che rimarrà poi definitivamente il loro nome: Catari. “Catharos, id est puros” (Catari, cioè puri) scriveva tra il 1152 e il 1156 Ecberto di Schonau nei suoi “Sermones adversus Catharorum errores”, rifacendosi ovviamente al relativo termine greco Katharos. Ma tra il basso clero, ignorante ed evidentemente poco ferrato negli studi classici, e tra le popolazioni, divenne d'uso un'interpretazione assai diversa. derivata da un'etimologia fantasiosa, ripresa poi, sul finire del secolo, dal frate Alano da Lilla: “Dicuntur Catari a cato” – sono detti Catari da gatto – in quanto erano, secondo le credenze popolari, ovviamente ben stimolate dal clero, usi abbracciare il posteriore di un felino, simbolo del diavolo, nei loro riti segreti.Sta di fatto che tale fu la loro diffusione e la loro fama che nella lingua tedesca il vocabolo Ketzer rimase ad indicare genericamente anche l'eretico, e Ketzerei l'eresia. In altri casi, come a Reims nel 1162, in occasione di un processo, compare il nome “Poblicia-ni”che ricorre altrove nella forma “Populiciani”. E' questa forse l'occasione per riconoscere i legami del Catarismo con un movimento religioso un po'più antico, ma allora ancora ben vivo nella Penisola Balcanica ed in Bulgaria. La parola Pobliciani sembra essere la corruzione di Pauliciani, nome di una setta sorta in Armenia nel VII° secolo, i cui adepti si autodefinivano Figli di Paolo, in quanto unici e veri continuatori del pensiero e dell'opera di Paolo di Tarso, il famoso San Paolo. Cacciati dall'Armenia si erano poi stabiliti in Tracia e da lì nei paesi vicini, dando inizio, in Bulgaria, ad una loro emanazione: i Bogomili, così chiamati dal nome di un loro Pope, Bogomil. Anche costoro seguivano una sorta di dottrina dualistica, attribuendo a Satana la creazione del mondo terreno, visibile. Praticavano una vita ascetica ed un'opposizione dura al centralismo politico – religioso di Bisanzio. Erano stati per questo sovente perseguitati, dall'imperatrice Teodora, da Basiglio e da altri, ma nonostante ciò erano ancora fiorenti, in particolare in Bosnia, ove erano protetti dai potenti del luogo. La stretta parentela fra Catari e Bogomili è evidente se in effetti si paragonano le rispettive dottrine, ne è prova tra l'altro un vangelo bogomilo, portato dalla Bulgaria forse in Italia da un cataro attorno al 1190, e da qui finito poi in Linguadoca (1). Di massima importanza fu il primo grande concilio cataro che si tenne a Saint – Félix de Caraman, presso Tolosa, nel 1167, al quale partecipò in qualità di presidente dell'assemblea il Pope Bogomilo Niceta, che parlò a lungo della sua chiesa e dei rituali, influenzando in tal modo l'organizzazione futura delle chiese catare di Albi e d'Italia. Si possono pertanto riconoscere come importanti le affinità dottrinali e rituali fra le due eresie, ma bisogna tener conto che tali movimenti dualistici si sono sviluppati quasi contemporaneamente dal vicino Oriente fino alla Francia, e pertanto alcuni autori moderni, in particolare Anne Brenon (2), considerano la filiazione Bogomilo-Catara molto meno evidente di quanto sia apparsa in passato. Precisa la Brenon che “furono piuttosto sia gli uni (i Catari) che gli altri (i Bogomili) figli di un medesimo movimento storico, eredi senz'altro di un'unica tradizione”.
Paolo Secco
(1) “Interrogatio Johannis Apostolis” (Tribunale dell'Inquisizione, Tolosa).
(2) Anne Brenon, “Le vrai visage du Cathari-sme”, Toulouse, 1988. Trad.Italiana : “I Catari, storia e destino dei veri credenti” Ed. Convivio, 1991. Altri testi riportanti la questione: H. C. Puech, “Sul manicheismo e altri saggi” Ed. Einaudi, 1995, vedi capitolo “Catarismo medioevale e Bogomi-lismo”; Lidia Floss, “I Catari, gli eretici del male”, Ediz. Xenia, 1999; Grado G. Merlo, “Eretici ed eresie medievali” Ed. Il Mulino, 1989.
OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 10- 24 de nouvembre 2000 - N° 250