Etnies
ISRAELE ATTRAVERSO LO SPECCHIO
I nostri media hanno già da tempo stabilito chi sono i buoni e i cattivi

Gli stati arabi hanno sempre cercato la distruzione dello Stato di Israele. Sin dalla sua fondazione, nel 1948, lo stato ebraico ha dovuto costantemente far fronte a guerre dichiarate e condotte con il fine di cancellare dalla carta geografica del Vicino Oriente quel giovane–antico paese che un voto dell'ONU aveva legittimato a rinascere dopo 2000 anni. Oltre 22 mila giovani israeliani sono morti per salvarne l'indipendenza. Ma Israele, che è sempre riuscito a vincere le guerre, realizzando l'unica democrazia tra un mare di stati islamici totalitari, non ce l'ha mai fatta a vincere un'altra guerra più sottile ed insidiosa: quella dei media. Non è per caso che l'opinione pubblica mondiale, influenzata da giornali e televisioni, non importa a quale parte politica appartengano, sia largamente favorevole al mondo arabo-palestinese. Le immagini pagano. Qualsiasi fatto di sangue avvenga in Israele o nell'autonomia palestinese – va ricordato che Arafat controlla ormai il 90% dei territori prima amministrati da Israele e ne è de jure e de facto totalmente responsabile – le immagini che vedremo sulla carta stampata o nei servizi televisivi saranno sempre le stesse. Donne palestinesi che abbracciano i figli morti per mano israeliana. Meglio se i figli sono in tenera età. Anziani palestinesi accanto a soldati israeliani, dove il contrasto forza/debolezza ,è sottolineato dalla mitezza del vecchio canuto e triste accanto al giovane armato fino ai denti. A quale dei due vada la comprensione e la solidarietà del lettore/spettatore è facile immaginare. In più titolazioni che mettono sempre sotto accusa Israele. Sarà anche vero che la visita di Ariel Sharon al Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee) non è stata gradita dall'ortodossia islamica, i piedi di Sharon sono pur sempre quelli di un infedele e in più falco, ma un sistema democratico non può stabilire che alcune parti del territorio nazionale sono off limits ed è quindi vietato calpestarle. Forse Sharon avrebbe fatto meglio ad astenersi, dipende dai punti di vista. Ma se non c'era lui ci sarebbe stato qualcos'altro. Non è una novità che Arafat non riesce (o per opportunità politica non vuole) a controllare quanto avviene nei suoi territori. Ormai gli sono sfuggiti di mano quasi tutti. La sua polizia spara, invece che sui terroristi palestinesi, sulle forze di difesa israeliane. Hamas, da sempre fuori controllo, continua liberamente a respingere ogni progetto di trattativa di pace. Gli sceicchi e quasi tutta la dirigenza islamica ortodossa, nonostante le affermazioni di Arafat, continuano a infiammare anime e corpi dei giovani palestinesi, che vanno al massacro nella piena convinzione che una probabile morte sia la strada più breve per la santificazione nell'aldilà. Nelle scuole e nelle università i libri di testo non prevedono l'esistenza di Israele, proprio non c'è in nessuna carta geografica. E il “demone sionista” continua a essere rappresentato come tale. E' inutile cercare sui media italiani (sono poche le eccezioni, ma è doveroso ricordare Fiamma Nirenstein su “La Stampa”) traccia delle responsabilità palestinesi nei fatti sangue, Che l'esercito israeliano spari per difendere vite umane israeliane è considerato uno scandalo. Che Arafat, per avvicinare la realizzazione dello stato palestinese, mandi al massacro giovani e bambini appare del tutto naturale e trascurabile. Mentre nelle scuole d'Israele si educa alla tolleranza, in quelle palestinesi è la cultura dell'odio antiebraica a essere diffusa. Ma queste informazioni non raggiungono l'opinione pubblica italiana. I nostri media hanno già da tempo stabilito chi sono i buoni e chi i cattivi. Chi ha a cuore la democrazia non può che augurarsi che Israele ce la faccia a proseguire nel progresso di pace, nella salvaguardia della sicurezza fisica dei suoi cittadini e in quella geografica del suo territorio. Non saranno certo i pochi che ancora in Israele si oppongono al processo di pace a cambiare il destino. Vorremmo che si potesse dire altrettanto del mondo arabo-palestinese.

Angelo Pezzana
(Fondatore e Past-president della Federazione delle Associazioni Italia-Israele)


OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 10- 24 de nouvembre 2000 - N° 250