O DIVENTERETE
IMPRENDITORI O DEL DOMANI NON AVRETE CERTEZZE
Il montanaro, volente o nolente
deve rapportarsi alla globalizzazione e alla multimedialità. Se si vuole uscire
dalla marginalità, termine strau-tilizzato negli innumerevoli convegni sulla
montagna, occorre insegnargli a non isolarsi da un contesto che, ci piaccia
o meno, fa ormai parte di una realtà in progressiva, complessa e inarrestabile
evoluzione.
In una Europa che sta allargando i propri confini ai Paesi dell'Est, sicuramente
più bisognosi di noi nel riconvertire una economia stagnante e obsoleta, non
dobbiamo aspettarci, nel prossimo futuro, altre previdenze di carattere strutturale
Inoltre se i fenomeni di marginalità e disoccupazione nella aree urbane costituiranno
obiettivi primari delle politiche comunitarie, di certo la nostra montagna rimarrà
esclusa.
Se i nostri valligiani continueranno ad aspettarsi politiche di tipo assistenzia-listico
come per tanti anni è avvenuto, ad esempio, per gli agricoltori di pianura,
sbatteranno il viso contro un muro di gomma. O si insegna loro a diventare imprenditori,
nel senso più completo di questo termine, o il futuro non sarà certamente roseo.
Il nostro futuro dipende da nuove generazioni motivate e sane e da attività
produttive in grado di ridare fiato ad un sistema economico stagnante. In val
Pellice corsi di cultura d'impresa per aziende già avviate e lezioni teorico-pratiche
di economia d'impresa per neo imprenditori e alunni delle scuole medie superiori
di valle hanno condotto, nel loro piccolo (i fondi a disposizione erano e continuano
ad essere sempre più irrisori), a qualche apprezzabile risultato. Per la prima
volta un ente montano ha agito in strettissimo rapporto con la più grande organizzazione
dell'artigianato in Italia. Anche nelle scuole abbiamo insegnato agli allievi
che la prospettiva del cosiddetto “posto fisso” si farà sempre più remota e
che il lavoro autonomo, se ben gestito, accompagnato e guidato nei primi passi,
potrà costituire un valore non indifferente per il rilancio produttivo dei nostri
territori montani.
Vada per la cultura, se mirata e programmata in maniera intelligente. Vada per
il turismo, se bilanciato ed orientato nel modo giusto. Vada per i servizi socio-assistenziali,
sempre che non diventino settori mangiasoldi e privi di positivi riscontri.
Ma prima di tutto si dia respiro alla piccola e media impresa, l'unico comparto
che ha saputo dimostrare sino ad oggi di saper tenere sul mercato. Ma ci vuole
più impegno da parte degli enti preposti per pianificare e programmare il nostro
futuro e quello delle generazioni che verranno. Ci vogliono maggiori infrastrutture,
capaci di rendere appetibile il territorio. Occorrono collaborazione e cooperazione
con le associazioni di categoria per insegnare ai nostri artigiani , agricoltori,
commercianti ad essere prima di tutto degli imprenditori e non degli assistiti,
perché, ve lo garantisco, in futuro non ce ne sarà più per nessuno. L'Unione
Europea è prossima a chiudere i rubinetti. Segnali d'allarme, in questo senso,
sono giunti persino dalle Regioni autonome quali il Friuli Venezia Giulia che
teme un esodo in massa di impresa verso Slovenia e Croazia, Paesi in grado di
offrire benefit eccezionali alle aziende che vi si vogliono installare. Insomma,
o saremo in grado quanto prima di creare una generazione di imprenditori nuovi,
motivati e al passo con i tempi, capaci di reggere lo “scontro” con altre aree
maggiormente organizzate dal punto di vista economico, o non avremo un granché
di futuro.
Imprenditori si diventa e non si nasce, soprattutto in montagna. Offrire cultura,
cultura di marketing, di gestione di un bilancio, di lettura e comprensione
dei testi di legge e dei documenti di programmazione economica, questo ritengo
sia oggi uno dei compiti principali degli enti montani, Comunità in prima fila.
Purtroppo, anche amministratori pubblici non si nasce, ma lo si diventa credendo
fermamente nella resa di servizio che questo compito comporta verso il territorio
tutto. Gli esempi positivi in tal senso non mancano. Le Comunità Montane non
possono trasformarsi nell'ennesimo Comune di Valle. Il loro compito è e deve
essere essenzialmente programma-torio e per svolgerlo nel migliore dei modi
occorrono politici con la P maiuscola. Se così non può essere, tanto vale che
si trasformino in Unione di Comuni e si limitino ad amministrare alla bella
e meglio l'amministrabile.
Franco Ferraresi
OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 10- 24 de nouvembre 2000 - N° 250