IL TURBOCHISONE
Il Turbochisone non è un rivoluzionario motore messo a punto da qualche casa automobilistica, ma è ciò che diventerà il Chisone una volta che la sua acqua sarà del tutto intubata e turbinata, obbligandolo a rinunciare al suo attuale status di torrente, per ridursi ad un più modesto rigagnolo della periferica provincia montana.
Il progetto Idroval, salito all’onore delle cronache locali soprattutto per l’azione del comitato per la salvaguardia del Chisone, prevede infatti la costruzione di cinque nuove centrali che dovrebbero portare la produzione di energia elettrica dagli attuali 140 GWh/a a 210 GWh/a con un incremento della produzione pari al 50%. Per ottenere quest’obiettivo la lunghezza del Chisone sotteso alle centrali passerebbe dagli attuali 19,3 km ai futuri 35,8 km con un aumento percentuale pari quasi al 100% ed equivalente praticamente a tutto il percorso del torrente da Pragelato a Porte. In questo caso non verranno costruite nuove dighe o invasi, semplicemente l’acqua verrà immessa in un tubo dal diametro di 1,60m interrato lungo l’alveo stesso del torrente e turbinata dalle nuove Centrali ad intervalli prestabiliti In realtà, un po’ d’acqua continuerebbe a scorrere nel martoriato letto del torrente, al fine di garantire .il D.M:F. ( deflusso minimo vitale) ossia una quantità d’acqua corrispondente grosso modo a quella che scorre attualmente nei periodi di massima siccità. Tanto per fare un esempio in base ai dati fornire dagli stessi progettisti, il D.M.V. nella parte alta del fiume corrisponde ad un altezza di 26mm per una base di quattro metri. Contemporaneamente verrebbe altresì interrato un tubo dal diametro di 0,40m funzionante come condotta fognaria di valle atta a trasportare i liquami ai nuovi depuratori che rimetterebbero poi l’acqua depurata nella condotta destinata alla produzione di energia elettrica.
La costruzione delle centrali è stata in passato importante per l’economia della valle in quanto ha favorito nuovi insediamenti industriali e quindi sviluppo economico, d’altra parte anche la dipendenza dal petrolio e l’inquinamento ci obbligano a ricercare fonti di energia a basso impatto ambientale. Ciononostante bisogna considerare che le nuove centrali non porterebbero nuova occupazione in quanto possono essere gestite in completa automazione, e valutare attentamente il rapporto costi-benefici-ricaduta economica, nonché i danni ambientali causati..
I costi di realizzazioni dell’intera opera sarebbero sicuramente elevati in quanto comportano un volume di scavo di circa 157000 mc e sconvolgerebbero totalmente l’attuale letto del torrente e finirebbero inevitabilmente per gravare sulle casse pubbliche, mentre i profitti resterebbero di fatto nelle mani dei privati che potrebbero avvantaggiarsi del fatto che tale energia può essere venduta all’ENEL ad un prezzo incentivato come fonte energetica non inquinante. In cambio però si otterrebbe la realizzazione delle fognature di valle. Le due opere non sono però vincolate, ossia non è necessario costruire cinque centrali ed intubare il torrente per poter realizzare le fogne.
Gli attuali depuratori purtroppo funzionano poco o non funzionano affatto e quali garanzie si hanno che i nuovi saranno più efficaci se non si procede a monte ad una divisione delle acque chiare da quelle scure? Inoltre esistono lungo il torrente numerosi scarichi fognari che non sono convogliati nelle condotte principali che verrebbero a confluire in un torrente povero d’acqua con limitate capacità autodepurative. Al momento attuale questi quesiti restano senza risposta.
Infine è stato sollevato il problema della portata del torrente che ha subito negli ultimi decenni sostanziali modifiche ( il progetto ricorre a dati risalenti agli anni 60) dovute alle limitate o nulle precipitazioni nevose e all’intervallarsi di periodi di prolungata siccità con brevi periodi di piogge molto abbondanti che non garantiscono più la dovuta costanza del flusso. Ne consegue che la produzione di energia elettrica potrebbe risultare inferiore a quella preventivata.
La posizione dei politici locali che in un primo tempo, con a capo la Comunità Montana , sembrava essere di generale consenso al progetto in toto, sembra ora sgretolarsi ed emergono le prime crepe: alcuni Comuni si sono dichiarati apertamente contrari, altri sono ancora dubbiosi , altri esprimono perplessità. Le migliaia di firme raccolte dal Comitato per la difesa del Chisone hanno evidentemente avuto il loro peso. In realtà nessuno è aprioristicamente contrario al progetto, semplicemente se ne vorrebbe limitare la portata salvaguardando alcune tratte del torrente di indubbio pregio ambientale ed eliminando quelle centrali di alta valle che hanno tempi di ammortamento biblici e forniscono limitate quantità di energia.
Si ha infine il sospetto che si sia voluto far passare tutto sotto silenzio mettendo i cittadini davanti al fatto compiuto e senza possibilità di interferenza.
William Pons
OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 9- 20 de outoubre 2000 - N° 249