Legge 482
L'ESTATE DEI 100 COMUNI
Il Governo doveva emanare il regolamento di applicazione della legge 482, che tutela le minoranze linguistiche storiche, entro sei mesi; con il consueto ritardo il regolamento è pronto a poco meno di un anno dall’emanazione della legge e proprio in questi giorni dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri.
In mancanza del regolamento sinora non è stato possibile accedere ai fondi stanziati; in teoria era anche difficile attivare il processo di individuazione e riconoscimento delle singole minoranze tutelate.
Nelle Valli occitane tutto ciò non ha però impedito la messa in moto del meccanismo e l’avvio delle richieste di riconoscimento di appartenenza all’area occitana da parte dei comuni.
Grazie alla bozza di delibera diffusa da Espaci Occitan, ma anche grazie all’opera di sensibilizzazione svolta dlla Prefettura di Cuneo e dalla Provincia di Cuneo, a pochi mesi dall’avvio della campagna di adesione ci troviamo con ben 97 comuni, su circa 120, che hanno richiesto il riconoscimento di appartenenza all’area linguistica occitana.
Un risultato che va oltre ogni più rosea aspettativa e che delinea, grosso modo, un territorio omogeneo dall’alta Valle Dora sino alla provincia di Imperia.
Dall’elenco dei comuni che ci risulta abbiano deliberato emerge con chiarezza che la richiesta di appartenenza all’area occitana non è confinata nelle alte valli, ma ha colto la sensibilità e l’interesse degli amministratori di molti comuni del fondovalle, dove la presenza della lingua occitana è oggi meno marcata.
E’probabile che gran parte dei comuni che sinora non hanno attivato il procedimento di riconoscimento possano farlo nei mesi a venire e che alla fine quasi tutta il terriotorio che in questi anni è stato identificato come appartenente all’area linguistica occitana possa essere riconosciuto come tale.
Sicuramente l’aver lavorato per decenni a fianco delle amministrazioni locali, l’aver avviato con loro progetti di sviluppo, ha posto le basi per il consenso che oggi riscontriamo; ma questa non è la sola ragione del consenso maturato a livello locale nei confronti della legge.
E’ indubbio che la legge era in qualche modo aspettata dalla classe amministrativa delle Valli occitane; la si aspettava non solo, e forse non tanto, per i suoi contenuti culturali e linguistici, ma per il senso di appartenenza ad un territorio che essa avrebbe in qualche modo sancito.
Stante l’adesione riscontrata questa aspettativa è già oggi un fatto; un fatto del quale si dovrà tener conto nelle future scelte politiche ed istituzionali che riguarderanno da vicino il territorio occitano, soprattutto se si considera che tutto ciò è collegato all’estendersi della cooperazione intervalliva su tematiche quali, ad esempio: i progetti europei, i patti territoriali, la nascita e la fusione di società di gestione dello sviluppo, come i GAL, che si identificano con il territorio di più comunità montane.
Pur tra mille problemi e contraddizioni, è in atto una politica di cooperazione tra le valli occitane che non ha precedenti, nella quale la legge 482 si viene quasi naturalmente ad innestare, superando barriere politiche o appartenenze partitiche.
Quale sia lo sbocco più immediato di tale processo è forse difficile dirlo. Certo è che tutto ciò non può essere ignorato nel momento in cui la Regione sta per avviare la revisione del suo Statuto. A questo importante momento politico ed istituzionale pensano molte amministrazioni ed in questa direzione forse hanno anche ragionato nella loro adesione plebiscitaria alla legge.
Se così, come crediamo, stanno le cose, non possiamo che rilevare come la lingua sia alla base di un processo diidentità e di sviluppo che investe prima o poi le forme istituzionali e che qualche riconoscimento di autonomia, almeno a livello regionale, debba essere accordato ai 120 comuni delle Valli occitane.
OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 9- 20 de outoubre 2000 - N° 249