La comparsa dell’eresia nell’Europa cristiana
Dopo i secoli in cui le invasioni saraceno/ungare furono al centro della vita quotidiana delle nostre genti, quando la dottrina cristiana, nel pieno del suo sviluppo, aveva ormai conquistato tutta l’Europa, arriviamo finalmente ad un periodo di relativa stabilità ed equilibrio socio-religioso.
Dopo le grandi paure, figlie delle terrificanti profezie apocalittiche che indicavano la fine del millennio come sicura fine del mondo, all’alba del nuovo millennio, come un brutto sogno, comincia a delinearsi nella mentalità dei credenti una nuova visione della vita cristiana.
All’inizio del X° secolo, per opera di Guglielmo I°, duca di Aquitania, e dell’Abate Bernone, era stata fondata in Francia l’Abbazia di Cluny, la più famosa ed importante nei secoli a venire.
In poco tempo, superando i princìpi e gli stimoli del monachesimo originario (il lavoro, la preghiera, l’isolamento dal mondo) Cluny divenne un centro di potere enorme, ago della bilancia nelle scelte politiche di tutta l’Europa occidentale, accumulò ingenti ricchezze, esautorando addirittura il papato da molte manifestazioni di potenza religioso-culturale.(1)
In questo periodo è veramente difficile distinguere storia religiosa
e storia istituzionale, il concetto di Chiesa viene fatto coincidere con il
suo vertice, ed il papato cerca di riservarsi ogni rappresentanza del divino
in terra. In Occidente risulta infatti decisiva la riforma gregoriana, operata
appunto da Gregorio VII nel periodo del suo pontificato, tra il 1073 e il 1085.
(2)
Nella lotta contro il potere costituito, per l’affermarsi della "libertas
ecclesiae", la libertà della Chiesa dai poteri laici, le autorità
ecclesiastiche rivendicano il diritto di intromettersi in qualsiasi aspetto
della vita quotidiana, rendendosi così giudici di ogni comportamento
dei fedeli, dalle loro vicende più intime fino agli avvenimenti più
importanti. E’ questo un processo che porterà a pesanti conflitti con
i poteri forti, e a livello più quotidiano, con gli interessi laici e
materiali di quelle classi emergenti di mercanti, artigiani, e più in
generale di "cittadini", che a poco a poco dal XII secolo verranno
a formarsi. (3)
Contemporaneamente, mentre il vertice ecclesiastico è impegnato ad irrobustirsi, alla periferia della cattolicità nascono nuovi movimenti monastici : i Vallombrosiani e i Camaldolesi in Italia, i Certosini e i Cistercensi in Francia, comunità che daranno spunto a tutta la spiritualità dei secoli a venire.
Fra le stesse popolazioni sorgono fermenti di critica dovuti in buona parte alla corruzione del clero, con casi di simonia, concubinaggio e malaffare. Nascono così idee di riforma che, se da un lato daranno luogo ai noti esempi di vita apostolica basati sulla povertà, citiamo per brevità San Francesco, gli Ordini di Frati Minori, gli Ordini Mendicanti, d’altro canto sfoceranno in una serie ininterrotta di movimenti eterodossi, che verranno impropriamente chiamati Eretici.
Il vocabolo greco "hàiresis" significava semplicemente "scelta". Fu Paolo di Tarso, il futuro San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, attorno al 50 d.c., ad usare questa parola in senso negativo, riferendosi a chi aveva fatto una scelta dogmatica differente. Costituitasi poi la Chiesa come istituzione gerarchica, depositaria del "Patrimonium Fidei" (4), l’eresia si configura come elemento disgregativo dell’unità religiosa, per cui prevale il concetto che gli eretici non devono soltanto essere confutati ed evitati, ma puniti come traditori.
Eresie vi furono da sempre, fin dai primi secoli dell’era cristiana (Gnostici,
Pauliciani, Docetisti) ma in maggioranza furono di stampo teologico e non toccavano
la massa dei fedeli. Il più delle volte tali sistemi di pensiero si persero
nel tempo, soffocati dall’espandersi e dall’intransigenza dell’ortodossia ufficiale,
altre volte furono soffocati nel sangue, come nel caso noto di Priscilliano,
Vescovo di Avila, in Spagna, giustiziato nel 385. Fu questo probabilmente il
primo caso di condanna a morte di eretici. Priscilliano, che in realtà
promuoveva un genere di vita ascetico ed intransigente, subì per primo
quella che secoli più avanti divenne una regola, la commistione fra eresia
e magia (5)
Ma per ritornare al periodo in questione, il cronista Ademaro di Chabannes ci
informa che nel 1018, in Aquitania, erano comparsi gruppi di Manichei, ovvero
eretici che, a suo parere, ripercorrevano le dottrine di Mani, importante figura
del III° secolo, fondatore di una religione dualista (6).
Costoro seducevano le folle, negando, tra l’altro, il battesimo, gli altri sacramenti
e tutto quanto era di sano insegnamento cristiano (7).
Alcuni anni dopo, nel 1022, Ademaro ancora una volta designa come Manichei,
e quindi eretici, un gruppo di canonici di Orlèans. L’episodio è
sicuramente uno dei più noti, ne parla infatti diffusamente Raoul Glaber,
monaco borgognone, autore dei "Cinque libri di Storia, 900-1044",
considerati tra le maggiori cronache dell’epoca. Il movimento in questione non
risultò per la verità molto esteso, e fu presto evidente che coinvolgeva
soltanto una ristretta cerchia di uomini di cultura; furono condotti, in numero
di sedici, dinnanzi ad un Concilio, giudicati colpevoli di eresia e quasi tutti
bruciati sul rogo. In questo caso fu poi chiaro, da fonti successive, come la
differenza culturale fra i canonici ed i loro giudici non permise a questi ultimi
di cogliere appieno le sfumature concettuali e l’eterodossia del gruppo, tanto
da definirli genericamente Manichei. Negli stessi anni è documentata,
se così si può dire, una vicenda a noi molto più vicina,
sia per localizzazione geografica – si svolse infatti nelle Langhe – sia per
motivi attinenti alla storia successiva dell’eresia Catara o Albigese: parleremo
infatti dei cosiddetti Catari di Monforte.
(continua)
OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 8 - 21 de setembre 2000 - N° 248