Enti Montani: rilancio produttivo o riserva indiana per emarginati?

Nonostante gli sforzi compiuti dagli amministratori locali, il Sindaco di Lusernetta Cesano, il Sindaco di Luserna San Giovanni Ghibò e le organizzazioni sindacali in prima linea, il gruppo FIL MAN MADE di Treviso, cui appartiene l’azienda tessile "Turati 1892", storicamente presente in Val Pellice, ha deciso di ricollocare gli impianti produttivi in Friuli, ove gli incentivi fiscali, e non solo, per le imprese sono decisamente molto più vantaggiosi rispetto a quelli offerti sul nostro territorio. A nulla sono valsi i dibattiti, gli incontri, le offerte di una nuova area edificabile industriale in quel di Luserna. Oltre una ottantina di lavoratori e lavoratrici di Valle si sono ritrovati di punto in bianco a spasso.

Io non so a chi dare con precisione la colpa di fronte a situazioni di questo genere, la cui drammaticità si commenta da sola. Certo, è sempre molto difficile competere con le Regioni a statuto speciale, dotate di una propria autonomia impositiva ed in grado di tenere sul territorio ed investire su di esso gran parte del gettito fiscale, anziché inviarne una buona quantità in quel di Roma. E’ sempre più arduo dialogare costruttivamente e serenamente con enti locali, Comunità Montane comprese, di investimenti produttivi, di rilancio dell’occupazione attraverso azioni di sviluppo dell’artigianato e della piccola e media impresa, magari in auspicabile sinergia con le associazioni di categoria. Subissati da assurde incombenze burocratiche, con i bilanci ridotti al lumicino per i decurtatati trasferimenti statali, demotivati e stanchi dai sempre maggiori oneri e dai sempre minori "onori", i nostri sindaci, e chi vi scrive lo ha constatato nel corso di non poche riunioni, cominciano a non poterne più.

Per quanto concerne le Comunità Montana, il discorso si fa ancora diverso. Organi di secondo grado, possiedono Consigli che non hanno praticamente alcun potere e Giunte che, in taluni casi, sono composte da Assessori "forzati" dai singoli Comuni o dalle segreterie locali di partito ad assumere ruoli a loro non idonei. Probabilmente solo l’elezione diretta del Presidente potrebbe ridare vigore ad enti che, inutile nasconderselo, soffrono di gravi lacune.

In alcune Comunità, poi, si è decisa una politica di trasformazione del territorio in una riserva indiana, dove gioiosi camosci e simpatici caprioli prenderanno il posto del valligiano, specie destinata all’estinzione. In altre si è puntato il tutto per tutto sulla scia del socio-assistenziale, sacrosanta per la carità, ma che se diventa obiettivo prioritario se non unico della politica valligiana, vanificherà ogni tentativo di ridare fiato alle forze produttive e di creare nuova occupazione; in pratica, un giro vizioso, perché dove minore è la possibilità di lavoro, maggiori sono le sacche di emarginazione, con tutti i rischi che ben conosciamo.

Non voglio essere troppo pessimista. So bene che vi sono Enti e Comunità Montane, con relativi amministratori, che hanno dimostrato grande preparazione progettuale e forte spirito di iniziativa nel creare le condizioni più favorevoli per uno sviluppo sostenibile del proprio territorio, ma temo che, nel mucchio, siano una minoranza.

Non me ne vogliano consiglieri ed assessori, ma talvolta bisogna avere il coraggio di uscire allo scoperto e non nascondere la testa sotto la sabbia. Quando si compiono delle scelte politiche occorre anche assumersene tutta la responsabilità di fronte alla popolazione ed all’opinione pubblica.

La vicenda "Turati 1892" di Lusernetta è emblematica e dovrebbe cominciare ad insegnarci qualcosa. Voglio concludere con un plauso meritatissimo al Sindaco Cesano, rappresentante, tra l’altro, per la Val Pellice in seno a "Espaci Ousitan" e Vice Presidente della Comunità Montana Val Pellice, per quanto ha fatto e sta facendo per ridare vitalità produttiva al nostro territorio e renderlo appetibile per la creazione e la collocazione di nuove imprese artigiane, unica speranza per il futuro delle nostre vallate.

Franco Ferraresi

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 6 - juhn 2000 - N° 246