ETNIE

Biken mui ý ! Mai più !

Il 19 aprile a Quévert, in Bretagna, la ventisettenne Laurence Turbec, impiegata in un fast food Mc Donald’s, è stata uccisa da una bomba piazzata nel locale in cui lavorava. Fra le ipotesi avanzate sulle motivazioni di questo gesto insensato, la polizia sembra privilegiare quella della clandestinità militante bretone, facente capo all’ARB, l’Armée Révolutionaire Bretonne, che avrebbe agito nell’interesse della Bretagna, del suo popolo e della sua identità. Di fronte a questo atto criminale folle e mostruoso i Bretoni sono rimasti sconvolti ed indignati, perché uccidere in nome di un’idea, qualunque essa sia, è contrario al sentimento profondo della loro minoranza. Da due generazioni, la Bretagna ha saputo costruire il proprio sviluppo economico, sociale, culturale ed intellettuale sulla discussione delle idee, che implica una gestione serena e pacifica delle contraddizioni; i Bretoni sono diversi nella loro espressione politica, sindacale o filosofica, ma sanno porre il rispetto della persona al di sopra di tutto. Afferma Kristian Guyonvarc’h, Consigliere delegato di Lorient: "Non tocca a noi identificare i responsabili, né stabilire cosa li abbia spinti ad agire. Per contro, abbiamo il dovere, in quanto membri e promotori d’una identità bretone pluralista, aperta e tollerante, di ricordare i fondamenti umanisti di questa identità di cui nessuno può dirsi depositario né autoproclamarsi portavoce. L’identità è il bene comune di tutti i Bretoni, d’origine o d’adozione, e questa identità non potrà vivere e arricchirsi che in un quadro democratico che impedisca il ricorso ad azioni violente. Ciò impone anche che le aspirazioni della popolazione bretone siano prese in considerazione dallo stato francese. Spetta ai poteri pubblici prendere le iniziative necessarie in questo senso, senza più attendere". Abbandonata per un giorno la bandiera bretone, detta Gwen ha Du, 1500 persone si sono riunite lunedì 8 maggio nella piazza del Parlamento di Bretagna a Rennes, nel corso di una manifestazione organizzata dai movimenti culturali e associativi, per esprimere la loro totale opposizione alla violenza esponendo un unico vessillo che in bretone e francese proclamava "Breizh diouzh tu ar vuhez", "la Bretagna è la vita". Il musicista bretone Alan Stivell ha chiesto ai poteri centrali di Parigi di smettere "di ignorare sdegnosamente il consenso popolare che da lungo tempo esiste a proposito di questioni come il bilinguismo e l’autonomia locale". Anche la Sked, la principale organizzazione per la diffusione della lingua bretone, ha condannato l’attentato attraverso il suo Presidente Yann Fanch Kerneis, che ha affermato: "Tutti coloro che, come noi, stanno lavorando da anni nel campo della lingua e della cultura, sono profondamente colpiti da questa tragedia, e affermano con forza "Biken mui ý", "mai più". Il movimento culturale non ha assolutamente niente a che fare con il terrorismo: le loro azioni vanno totalmente contro ciò che noi stiamo tentando di fare. Eppure una buona parte dell’opinione pubblica ritiene che i difensori della lingua e della cultura bretone siano da mettere sullo stesso piano dei terroristi. Ho l’impressione e il timore che qualcuno abbia colto da questa tragedia l’opportunità di distruggere la dinamica culturale in Bretagna, dopo anni di sforzi pacifici.".

Il luogo scelto per l’attentato, quel Mc Donald’s paradiso-o meglio inferno- di nequizie alimentari, non può non ricordare la rivolta degli agricoltori e allevatori d’Oltralpe contro le contaminazioni transgeniche e l’omologazione del cibo a causa della colonizzazione americana, nonché l’azione "dimostrativa" del contadino del Larzac José Bové, che per difendere il Roquefort non esitò a distruggere materialmente il sovracitato fast food nella città di Milleau, al centro dell’Exagone. Bové politicamente non si schiera né a destra né a sinistra, non si sente affatto xenofobo ed ha a cuore soltanto la propria terra: questo ci fa capire come certe ideologie, sebbene nobilmente difese, siano sempre pericolosamente ai confini con l’integralismo e l’intolleranza.

ROSELLA PELLERINO

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVII - n° 5 - mai 2000 - N° 245