TAVOLA ROTONDA SULLA LEGGE MINORANZE LINGUISTICHE
In seguito all’approvazione definitiva della Legge 15 dicembre 1999 n.482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", Ousitanio Vivo e tutti gli occitani dichiarano la loro soddisfazione perché finalmente, dopo 50 anni dagli impegni assunti dalla Costituzione repubblicana, si vedono riconosciuti e possono ora sperare in una tutela e promozione della loro lingua e cultura.
Al fine di dare ai nostri lettori ulteriori informazioni riguardo alla Legge, abbiamo rivolto alcune domande ad esponenti politici dei quali abbiamo apprezzato l’impegno a sostegno del provvedimento:
O.V. - Sen Besostri, abbiamo apprezzato i suoi interventi a difesa della legge nel testo già licenziato dalla Camera dei Deputati per contrastare i tentativi di rinviare ulteriormente l’attuazione dell’art. 6 della Costituzione repubblicana, ma l’approvazione della legge è stata, a nostro parere, piuttosto sofferta e faticosa.
Visto anche l’assenteismo dei Senatori della maggioranza di governo durante la discussione della legge, c’è veramente, secondo lei, il convincimento della necessità di tutelare le minoranze linguistiche in Italia o è solo un atto formale dovuto per obblighi europei?
Durante il dibattito sono emerse opposizioni di vario genere: alcuni hanno dimostrato e anche dichiarato di non conoscere effettivamente il testo; in altri vi era il timore di un processo disgregativo dell'Italia, timore infondato perché, come ho detto più volte, proprio il superamento delle divisioni tra italiani di serie A ed italiani di serie B o C potrà costituire motivo di una rafforzata unità. L'esempio della Spagna dimostra che il riconoscimento delle differenze può essere positivo nel senso detto sopra.
Altri ancora hanno criticato l'insufficienza del testo, che per alcuni avrebbe dovuto essere emendato nel senso di ampliare la copertura ad altre minoranze linguistiche non ricomprese. Per ovviare a queste obiezioni senza ritardare ulteriormente l'approvazione della legge con un altro passaggio alla Camera, le Commissioni congiunte Affari Costituzionali e Cultura hanno presentato in Aula un Ordine del Giorno che impegna il Governo a sottoscrivere la Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, predisposta nell'ambito del Consiglio d'Europa, in modo che in sede di ratifica e di attuazione sia possibile ovviare alle lacune della legge ora approvata.
Il riferimento all'assenteismo della maggioranza non è esatto, o meglio, si è trattato di un disguido tecnico: poiché non erano stati presentati dall'opposizione né emendamenti né ordini del giorno, non ci aspettava affatto un ostruzionismo come quello che è stato portato avanti, con reiterate richieste di numero legale. Quando la maggioranza si è resa conto dell'ostruzionismo, è stata presente in modo organizzato.
O.V. – Sen. Brignone, la sua posizione al Senato è stata di fermo sostegno al testo di legge già licenziato alla Camera dei Deputati. Come rappresentante della Lega Nord, forza politica di opposizione all’attuale governo, quali sono state le difficoltà per portare il suo gruppo parlamentare ad un voto favorevole alla legge?
Ho adottato una posizione non soltanto di sostegno formale, ma di apporto argomentativo e anche critico. Ritengo che il mio contributo di idee sia stato apprezzato, come testimonia il consenso di molti colleghi senatori di varie forze politiche. Non ho incontrato difficoltà a convincere i colleghi della Lega a votare a favore del provvedimento. Ho rappresentato la questione nella riunione settimanale di gruppo e ne ho illustrato i vari aspetti, fra i quali il rapporto fra una valutazione del disegno di legge secondo un’ottica più campanilistica (mi riferisco per esempio alla questione del piemontese) e una prospettiva molto più ampia di tutela di reali minoranze linguistiche. Si è dedotto e deciso che la necessità di approvare la legge dovesse prevalere comunque sulle carenze in essa evidenti, anche perché contiene principi e istanze che sono propri della nostra battaglia politica. Aggiungo che nell’ambito del mio gruppo, e non solo, godo di fiducia.
O.V. – Assessore Vaglio, sappiamo che lei è un sincero sostenitore della salvaguardia, tutela e sviluppo delle minoranze linguistiche ed ha avuto un ruolo importante nel promuovere le istanze che la Regione Piemonte ha rivolto al Parlamento italiano affinché approvasse una Legge quadro di tutela delle minoranze linguistiche storiche in attuazione dell’art. 6 della Costituzione.
Quali sono le sue considerazioni rispetto alla Legge?
È una legge attesa dalle minoranze linguistiche in Italia da tanto tempo, se pensiamo che è stata presentata per la prima volta nella VII legislatura ed ha visto la luce nella XIII!
Nessuna legge è perfetta, dunque anche questa presenta alcune lacune, ma credo che il significato civile vada oltre gli aspetti tecnici. La normativa valorizza, infatti, lo straordinario patrimonio linguistico presente in Italia, segno di identità, di cultura, di interpretazione della vita e della storia, motivi di ricchezza immensa per una nazione.
O.V. - Sen Brignone, in Aula lei ha rimarcato la necessità di una tutela delle minoranze anche dal punto di vista dello sviluppo economico oltre che linguistico-culturale, vista la grave situazione di sottosviluppo esistente nelle zone di insediamento. Questo per le valli occitane è la pura realtà. Ci parla di questa sua istanza?
A questo proposito risultano evidenti i limiti del proveddimento, che è sorretto da una modesta dotazione finanziaria e autorizza interventi in alcuni casi a spese dei beneficiari. Essendo nato e vissuto nella Granda e frequentando da sempre le nostre vallate, generalmente quelle più appartate, possiedo una buona conoscenza della situazione di depauperamento e sottosviluppo. Quindi, sia come consigliere provinciale e sia come parlamentare cerco di intervenire in ogni occasione a sostegno di queste aree, chiedendo contributi, presentando emendamenti e proposte di legge, illustrando nelle Commissioni e in Aula la nostra realtà. Ho sottolineato che una tutela di natura soltanto linguistica, in aree dove lo spopolamento ha comportato la razionalizzazione scolastica e la soppressione di servizi con la conseguente agonia delle comunità, può ridursi a un’operazione di mero adeguamento formale ad obblighi comunitari.
Ne consegue necessariamente che la tutela di una minoranza deve essere rivolta al complesso dell’identità culturale e attuarsi attraverso una molteplicità di interventi che ne salvaguardino la presenza nei luoghi d’insediamento storico. Si tratta di restituire a queste popolazioni la dignità che deriva dalla consapevolezza del proprio ruolo in rapporto alle aree fortemente urbanizzate e un’identità talvolta sopraffatta dai nuovi modelli importati da un turismo che in fondo non ha portato reali benefici per le comunità locali.
Ritengo che questa forte sollecitazione sia stata recepita con l’approvazione del mio ordine del giorno, con il quale ho impegnato il Governo su due questioni fondamentali:
O.V. - Assessore Vaglio, quale dovrà essere il ruolo della Regione Piemonte per una reale attuazione della legge e quale la politica regionale per uno sviluppo economico delle zone di insediamento delle minoranze linguistiche in Piemonte?
È da anni che sostengo questa legge, soprattutto nei momenti difficili del suo iter, anche perché valorizza la minoranza occitana del Piemonte. Con la legge nazionale sarà più facile il cammino europeo delle nostre minoranze, una strada peraltro già tracciata attraverso i numerosi progetti della Regione Piemonte quali, per esempio, l’Espaci Occitan.
Progetti che coniugano la valorizzazione delle identità con lo sviluppo economico e sociale dei territori e delle genti, nel tentativo di far nascere imprenditorialità e benessere dalle radici profonde della cultura popolare.
Inoltre, è mia intenzione far sì che la legislatura regionale adegui ancor più i propri strumenti alle disposizioni della Legge 482 soprattutto per le provvidenze dell’editoria e Tv e per la creazione di istituti per la tutela delle tradizioni linguistiche e culturali delle minoranze.
O.V. - Sen. Brignone, quale ritiene debba essere ora l’impegno per far sí che la legge diventi vera tutela e non rimanga un semplice atto formale dovuto per obblighi verso la Comunità europea?
È evidente che questa legge avrà più efficacia se sarà accompagnata da una serie di provvedimenti attuativi e volti anche ad esaudire le mie istanze. Ai parlamentari spetta il compito di vigilare sulla reale attuazione delle leggi.
Frattanto continuerò ad intervenire in ogni occasione opportuna. Per esempio in questi giorni è all’esame un provvedimento recante: "Disposizioni in materia di promozione della cultura architettonica ed urbanistica". Riprenderò il discorso della necessità di tutela del nostro paesaggio alpino.
O.V. – Sen. Besostri, quali saranno, infine, i necessari interventi e in quali tempi, perché la legge possa concretamente dare dei risultati positivi soprattutto per quelle minoranze, come quella occitana, che finora non hanno avuto nessun riconoscimento e tutela e si trovano in situazione gravissima sia per la salvaguardia linguistico-culturale sia per la sopravvivenza economica nei territori di insediamento?
In primo luogo vorrei mettere in rilievo il fatto che la legge in oggetto è solo un punto di partenza: senza la coscienza degli interessati e la loro capacità di farsi sentire la legge stessa resterà lettera morta, cioè, in altre parole, sarà fondamentale far sì che non si aspettino solamente azioni calate dall'alto.
Inoltre, nell'ordine del giorno si sollecitano anche misure di carattere economico e sociale per favorire il mantenimento in loco delle popolazioni alloglotte. Il sottosviluppo e la conseguente emigrazione hanno spopolato le aree dalle popolazioni di lingua minoritaria. Tali fatti, insieme con la mancanza di una legge quadro, hanno inciso sul mantenimento delle lingue e culture diverse dall'italiano.
A cura di Dario Anghilante
OUSITANIO VIVO - Anado XXVI - n° 2 - febrier 2000 - N° 242