PATTO TERRITORIALE DELLE VALLI OCCITANE

Martedì 21 dicembre, presso la vecchia sala consiliare della Provincia di Cuneo, alla presenza di cinque Presidenti di Comunità Montana, del Presidente della Provincia, di numerosi sindaci e amministratori comunali, dei responsabili delle Associazioni di categoria, dei Sindacati dei lavoratori, ecc., è stato sottoscritto il Protocollo di intesa del "Patto Territoriale delle Valli Occitane". Un avvenimento significativo, che segna il primo passo per una politica di sviluppo comune avviata della Comunità Montane delle Valli Po, Varaita, Maira, Grana e Stura. Un’iniziativa che, non a caso, prende anche atto che si avvia un’importante fase di collaborazione ed integrazione in un territorio di lingua e cultura occitana e che proprio l’assunzione di tale identità può essere fattore di sviluppo.

La proposta di Patto territoriale partì circa un anno e mezzo fa in Valle Varaita, si estese però presto alla vicina Valle Po, per coinvolgere di seguito le altre tre Comunità Montane.

L’obiettivo era evidentemente quello di giungere ad utilizzare i fondi previsti per le aziende e per le infrastrutture pubbliche previste dalla normativa sui patti. Tuttavia l’obiettivo di fondo era e rimane quello di avviare una proposta concertata di sviluppo economico sul territorio di un’area vasta e significativa, rappresentata da quelle cinque comunità montane, tenendo anche conto che l’iniziativa, sin dal suo avvio, si è coordinata con il patto territoriale delle Valli Gesso, Vermenagna e Pesio, che è già stato finanziato e che sta lavorando per un protocollo aggiuntivo al patto in via di realizzazione.

La firma di quel protocollo, per la verità, è un altro passo di una politica di collaborazione tra le comunità montane dell’area occitana che, a partire dal Progetto "Espaci Occitan", ha visto numerosi altri momenti di lavoro in comune, vuoi sui progetti Interreg, vuoi con l’attività dei GAL, vuoi con la gestione dei servizi; collaborazione, d’altra parte, sempre più indispensabile, poichè la dimensione della singola comunità montana si rivela del tutto ristretta per l’attivazione di qualsiasi politica di sviluppo.

In sintesi il protocollo sottoscritto prevede la riorganizzazione degli insediamenti produttivi nella fascia medio bassa delle cinque Valli, riservando l’intervento per le aziende che si inseriscono o si rilocalizzano in tali zone; fuori da tale logica l’intervento è riservato a quelle aziende che utilizzano materie prime locali. Gli interventi sul turismo sono evidentemente riservati alle medie e alte valli, con la possibilità di investimenti nel settore degli impianti in Valle Po, Varaita e Stura.

Contrariamente a prima, ora è possibile prevedere finanziamenti anche per il settore agricolo; il protocollo qui esclude la possibilità di inserire gli interventi di modesto significato, difficilmente collocabili con le regole del patto, per riservare l’interesse a quelli di un certo impatto nelle filiere produttive.

Bisogna qui ricordare che la normativa sui patti è particolarmente complessa, non giustifica iniziative che non prevedano investimenti di un certa consistenza, anche per il fatto che la documentazione che la singola azienda deve predisporre è assai complessa e onerosa.

Nel corso dell’autunno la presentazione del patto territoriale delle Valli Occitane è stata piuttosto in forse. In effetti la delibera regionale sulle aree ad obiettivo 2 aveva messo in discussione la candidabilità di gran parte dell’area; d’altra parte si rendeva impossibile presentare tutte le domande delle singole aziende entro il 31 dicembre, in modo da poter beneficiare per l’intera area della sua inclusione nell’ex obiettivo 5/b. In seguito si chiari che le aree a phasing aout sarebbero state candidabili, soprattutto se il protocollo di intesa fosse stato sottoscritto entro l’anno; infine una norma inserita dal Governo nella finanziaria ha fugato ogni dubbio in proposito.

Ora incomincia la parte più complessa del Patto: occorre verificare le possibilità e le volontà di investimento dei privati, stimolarla ed assisterla nella predisposizione delle candidature; occorre soprattutto operare delle scelte equilibrate, rispetto agli indirizzi del Patto ed agli investimenti dei privati in merito alle infrastrutture da attivare.

Dino Matteodo


OUSITANIO VIVO - Anado XXVI - n° 1 - genier 2000 - N° 241