Comunità Montana Valle Maira
POKER SULL'ACQUA
Dopo pochi giorni dal suo insediamento la nuova Giunta della Comunità Montana Valle Maira si è trovata nella difficile situazione di dover tentare il salvataggio di un investimento da 10 miliardi.
Il 17 settembre del 1998 la Comunità Montana Valle Maira, guidata da Mariano Allocco, presentava ufficialmente la "Maira s.p.a", società a capitale misto, pubblico e privato, nata per la gestione e la valorizzazione delle risorse naturali della Valle, e di quelle idriche in particolare. La Maira s.p.a. nasceva con un capitale sociale di 300 milioni, detenuto per il 40% dalla Comunità Montana stessa, per il 35% da Idreg Piemonte, per il 20% da Risorse Idriche s.r.l. ed, infine, da Acque Granda s.p.a per il 5%. In seguito il presidente Mariano Allocco assumeva la presidenza della società, ma i privati esprimevano per contro l'amministratore delegato.
Nel frattempo la Comunità aveva candidato, per i finanziamenti comunitari Interreg, il progetto di Frere, una prima centrale idroelettrica. Nel corso dell'autunno si aveva notizia che il progetto, dell'importo di circa 10 miliardi, veniva finanziato con un contributo in conto capitale di circa 6,5 miliardi, la restante parte era evidentemente a carico del beneficiario. Nella presentazione della domanda di finanziamento la Comunità dava atto della disponibilità ad una gestione dell'iniziativa da parte della sua partecipata Maira s.p.a. ed i partners Idreg Piemonte e Risorse Idriche dichiaravano formalmente il loro sostegno finanziario alla realizzazione del Progetto.
Malgrado che dell'approvazione del finanziamento si avesse notizia nell'autunno, la convenzione tra la Comunità Montana e la Regione Piemonte per la sua realizzazione veniva firmata solo il 29 luglio scorso; prima di quella data, e precisamente nel maggio del 1999, la Comunità affidava però l'incarico per la redazione del progetto definitivo della centrale.
Ciò detto, i tempi tecnici per rispettare l'impegno fondamentale previsto da Interreg 2, cioè di affidare tutti i lavori entro il 31.12.1999, erano già assai ristretti; divennero proibitivi se si considera che la nuova amministrazione della Comunità, insediatasi ad ottobre, si è trovata di fronte: alla necessità di ottenere le varie autorizzazioni ai lavori, operare il loro affidamento e reperire le risorse non coperte dal finanziamento europeo. A quel punto era impensabile una gara di appalto, rimaneva solo la possibilità di affidare l'incarico di realizzazione del progetto alla Maira s.p.a. e ricercare all'interno dei soci privati della stessa i finanziamenti mancanti, così come gli stessi si erano impegnati a fare. Il tutto naturalmente entro la fine dell'anno.
In quel frangente emergeva tutta la fragilità della struttura societaria della Maira s.p.a, in quanto, per garantire l'interesse pubblico dell'iniziativa, la Regione imponeva che il conferimento dell'incarico della realizzazione della centrale alla suddetta società fosse subordinato al passaggio dal 40 al 51% del capitale sociale detenuto dalla Comunità Montana. Questa imposizione, del tutto ovvia da parte della Regione, trattandosi di un progetto Interreg, metteva in evidenza il ruolo marginale che la Comunità di fatto deteneva all'interno della Maira s.p.a.. Infatti i soci privati, dapprima rigettavano tale opzione, per poi accettarla, ma imponendo modifiche statutarie tali da renderla del tutto teorica. Emergeva a quel punto con evidenza che il potere nella Maira s.p.a. era stato costruito, consapevolmente o no, non attorno agli interessi dell'ente di valle, ma dei soci privati, i quali, con la copertura politica ed istituzionale della Comunità, potevano attivare percentuali di finanziamento pubblico altrimenti impensabili.
Per la Giunta della Comunità Montana, al problema di rispettare le scadenze, si aggiungeva la spinosa questione politica del rapporto da tenere con gli effettivi soci di maggioranza nella Maira s.p.a.. Non male per un'Amministrazione insediatasi da poco e gratificata dell'opposizione, più o meno palese, dell'ex presidente, che quel meccanismo aveva in qualche modo messo in piedi.
A questo punto il presidente Acchiardi ha fatto la sola operazione politica che poteva fare: illustrare ai sindaci della Valle prima ed al Consiglio della Comunità Montana poi, la tagliola in cui la Comunità era stata cacciata e definire di concerto agli amministratori della valle una strategia comune.
Politicamente l’iniziativa è andata in porto, i sindaci prima e il consiglio della Comunità a larga maggioranza poi, hanno duramente rigettato le proposte dei soci privati della Maira s.p.a., hanno posto le condizioni di effettivo governo in mano pubblica della stessa, consapevoli di correre il grosso rischio di rompere definitivamente con i partners privati, di perdere il finanziamento per Frere e di avere per contro alcune centinaia di milioni di progettazione della centrale da pagare. Lo hanno fatto rivendicando esplicitamente il diritto della Valle a governare una risorsa così importante come l'acqua.
Dal punto di vista degli assetti societari nella Maira s.p.a. l'operazione è perfettamente riuscita: i soci privati hanno accettato le modifiche statutarie adottate dal Consiglio della Comunità Montana e la proposta di convenzione per la gestione del Progetto Frere.
Molto più incerta permane la situazione rispetto al finanziamento Interreg. Proroghe sui tempi da parte della Comunità Europea non sono neanche ipotizzabili; bisognerà vedere se i passi fatti dalla Comunità entro la fine di dicembre, verranno ritenuti sufficienti per ritenere di fatto affidato il lavoro e coperta la quota di finanziamento a carico del beneficiario.
OUSITANIO VIVO - Anado XXVI - n° 1 - genier 2000 - N° 241