Adriano Restifo, VINADIO TERRA DI GIGANTI,
Graf-Art Manta 1999

A Paris, dins una frèida jornaa d'uvern , pòl arribar d'abandonar lh'itineraris turistics e d'anar en vir sensa una mira precisa, la testa perdua dins la nebla e lhi ricòrds: e dal temps que lhi pas te pòrton vers Maison Alfòrt, pensar que aquel quartier de la Ville Lumière te navisa quarqueren de familhar…òc, era aicì que vivion lhi gigants Ugo de Vinai! La lor casa era al numre 8 de rue Eugène Renault. En rue Général Leclerc, dins la juiera d'un caliér, per una partía d'ans, son estats en esposicion lhi chaussiers de Paulo que aüra es enterrat dins lo cementieri de Maison Alfòrt. Dins aquesta vila, que encuèi es acostumaa a veire l'umanitat la mai difrenta, siu pilhaa da l'enveja de conéisser quala pòl esser estaa la reaccion de la gent dal 1900 veient lhi òmes mai grands dal monde; benléu a aquesta curiositat pòl respònder un òme qu'a agut l'ocasion de rescontrar Batista a Demont, dins l'estiu dal 1912…

"Oggi, verso le 15, mentre imperversava un grosso temporale, un grande strepito s'è fatto qui giù nella strada. Mia moglie e i miei figlioli si sono precipitati nel mio studiolo, dicendomi con sbigottimento: -C'è un omone che vien su per la nostra scala e che grugnisce tenendo indietro un branco di ragazzi che lo seguono. Abbiamo chiuso l'uscio. Forse quegli è un pazzo. Deponi la penna e corri alla finestra della camera da letto, se vuoi vederlo per bene anche tu!

Corso alla finestra, ho visto sulla scala un uomo tanto alto, che con il suo testone giungeva quasi all'altezza della finestra. Le sue spalle erano larghe e spioventi, il suo tronco enorme. In quel punto, essendo riuscito a liberarsi dai piccoli curiosi, scendeva verso una vettura a mantice alzato che si trovava nel mezzo della strada, sotto la scrosciante pioggia. Contro il muro, sotto la gronda, e nel viale sotto gli alberi fronzuti, stava una turba di gente, che lo squadrava in silenzio e con palese meraviglia. –E' il gigante Ugo!-esclamo io. –Scendiamo a vederlo!

Detto fatto, ho aperto l'uscio e sono disceso per esaminare da vicino il gigante di Roviera, l'uomo più grande non pure di questa valle, ma delle Alpi tutte e forse dell'Italia intiera. L'ho trovato seduto e incurvato nella vettura, immobile come un idolo di creta. Non ho veduto a tutta prima altro che le sue mani; mani larghe, tumide, inerti, esangui. Aperto l'ombrello, son passato e ripassato davanti al veicolo, osservando senza indiscrezione l'altissimo personaggio. Un viso lungo e sbarbato, occhi senza espressione, labbra sottili, orecchi sesquipedali. Gli ho rivolto un cenno di saluto; ma egli non die' segno di vedermi, come se fosse astratto in grandi pensieri. Non un muscolo della sua scialba faccia si è mosso. Pochi minuti dopo è partito per Vinadio, sotto un nuovo rovescio di pioggia, tra lampi e tuoni strepitosi, non degnando pur di un'occhiata la gente che si faceva infradiciare per aver il piacere di vedere la sua stragrande persona. Questo gigante, che ha ormai una fama mondiale, è alto metri 2.38. Le sue membra sono grandi e non sproporzionate, ma snervate e flosce. La sua mente è semplicissima, come quella dei fanciulli. Giovinotto ancora, quando appena accennava a ingigantire, fu accolto in un negozio di Nizza Marittima, come fenomeno atto ad attrarre la curiosità degli avventori. Di là si recò a Parigi, dove stette per qualche tempo, avviandosi nel mestiere comodissimo di esporsi in pubblico. Per procurarsi una maggiore stima e quindi un maggior guadagno, fece quel che fanno talvolta altri italiani di mente men piccola e di corpo men grande: si disse francese di San Martino di Lantosca e premise un'acca al suo cognome. Così Battista Ugo di Vinadio diventò J.B. Hugo, gloria fisica di quella nazione che ha già la gloria intellettuale di un altro Hugo. Ricordo che si espose a Torino durante l'ultima esposizione e che diede colà una severa lezione ad una signora che lo squadrava con poco rispetto: indubbia prova della sua sensibilità morale. Andò poi in America, assoldato dal Barnum, che lo mostrò, non so se quale francese o quale italiano, nei baracconi e nei teatri degli Stati Uniti; e tornò in Europa ricco, a quel che dicono. Fu esentato dal servizio militare per soverchia corpulenza. A qual corpo si sarebbe potuto, invero, assegnare un omone a cui occorono calzari, vestiti, cappelli, letto, mensa, allestiti per il suo uso esclusivo? Questo stato del suo personale, se gli procura una non facile reputazione fra gli uomini, e se gli giova a procacciarsi quattrini, non lo rende però felice, perché lo esclude dagli agi e dalle dolcezze della vita comune. In tutto e per tutto egli è disadatto: il consorzio umano non ha forme di attività per la sua persona. Si narra che in Cuneo si dovevano accoppiare due letti affinché potesse distendersi e riposare tranquillamente. Nella diligenza non può entrare senza rannicchiarsi e senza contorcersi malamente. In certe camere di montagna non può stare in piedi, senza dar capate nel soffitto. Dappertutto lo persegue, anzi lo perseguita la pubblica curiosità, che talvolta si muta in dispregio e derisione; poiché è costume dei pigmei di beffare i giganti, così nell'ordine materiale come nel morale. Egli non ha nemmeno la barba, ch'è onore del suo sesso: e sarebbe escluso dalle gioie delle nozze, se mai gli venisse la brama di ammogliarsi. O qual è quella donna che vorrebbe sposare un omaccione di quella fatta? Si dice che una gigantessa americana si mostrò un giorno disposta a pigliarlo per marito; ma il principale, fatte le pratiche debite, ebbe a riferirle che il gigante Ugo da quell'orecchio non ci sentiva. Un colto signore di Vinadio mi disse che l'Ugo ha un fratello più giovane di lui, il quale crescendo ingigantisce tanto che fra qualche anno lo eguaglierà e forse lo sorpasserà in corpo, statura e peso, come già lo supera in intelligenza. Il padre loro, che vive nella borgata di Roviera, non solo non è gigante, ma è piuttosto piccolo di statura. Pare che il gigantismo degli Ugo derivi dalla madre, che proviene da una famiglia di Sambuco, nella quale, in tempi remoti, furono dei giganti."

(Bernardo Chiara, Sessanta giorni in montagna, Torino 1913).

Per qui auguesse l'enteres de conéisser mielh l'istòria d'aquesti òmes da la "soverchia corpulenza", ocupats dins lo "mestiere comodissimo di esporsi in pubblico" (!), mòrts e soterrats luenh da lor valada (Batista a New York e Paulo a Paris) apres aver forçatament chambiat lor nacionalitat, podem conselhar lo pichòt libre de Adriano Restifo publicat dins lo junh 1999 per la Graf-Art-Manta, abo lo títol Vinadio terra di giganti; aicì es possibol trobar una precisa biografia e una larja seccion fotogràfica abo documents inedits e articles tirats da lhi jornals italians, francés e americans. Aqueste volum, que se prepausa de navisar decò a las generacions dal 2000 l'istòria delicaa e trista de lhi fraires de Roviera, já protagonistas dal libre de Nico Orengo Figura gigante, es dedicat "a tutti i Vinadiesi di ieri e di oggi che vivono fuori porta e che, come i giganti Ugo, hanno dovuto scegliere il motto "Valle Stura terra di frontiera"". A mi en plai navisar lhi gigants de ma valada abo lo titol d'un article tirat da La Stampa : "forse diventarono famosi a forza di malinconia"…

Rosello Pellerino


 

Elma Schena e Adriano Ravera, RICETTE DI OSTERIE DI CUNEO E DELLE SUE VALLI
Slow Food 1999 lire 24.500.

A detz ans da la publicacion de La cucina d' Madona Lesina, Elma Schena e Adriano Ravera tornen abo n'autre interessant libre de cusina tradicionala, presentat en edicion nacionala da l'associacion Slow Food abo lo titol Ricette di osterie di Cuneo e delle sue valli. La cobla d'esperts de la cultura gastronòmica de nòstre airal prepausa 120 recetas que embraçon tot lo territòri, da las reis occitanas a las influenças saracinas. Finalament l'atencion de l'editoria specializaa se focaliza sus las valadas e lo públic pòl descurbir qu'es possíbol minjar ben decò en auta montagna e pas masque dins las Langas: raviòlas, cruséts, limaças, boléts, chastanhas, fromatges. A conferma d'aqueste renovat enterés vers l'enogastronomia locala, a decembre l'Associazione Cuochi Provincia Granda a premiat abo l'onoreficença "Testimonial dell'arte culinaria nella Granda" decò dui cusiníer des valadas, empenhats dempuèi lòng temps a prepausar la cusina tradicionala: son Maria Michelis dal "Gian Giuli" de Valmala e Battista Spada dal "Leon d'oro" de Demont.

R.P.

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXVI - n° 1 - genier 2000 - N° 241