L'ULTIMA GRANDE OCCASIONE

E’ fatta. Sul n. 297 del 20.12.1999 della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana è apparsa la Legge 15.12.1999, n. 482 contenente "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche". Oggi la tutela delle minoranze linguistiche, tra cui quella occitana, è legge dello Stato ed "è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato"!

Naturalmente sappiamo tutti bene che non basta la pubblicazione della legge perchè la tutela si affermi; nondimeno ora si avvia un processo che spetta in gran parte alle popolazioni di minoranza portare a compimento, questo è anche e soprattutto il caso degli occitani. Intanto in prima battuta il processo fa leva sulle istituzioni locali e sui comuni prima di tutto. Se vogliamo veder applicata la legge dobbiamo avanzare una proposta di deliberazione praticabile ai comuni delle Valli occitane, poichè spetta a questi e, se questi non si attivano, alla popolazione, proporre alla Provincia di appartenenza il loro riconoscimento in quanto territorio di minoranza occitana. Tutto ciò non è privo di significato poichè solo in quel caso e per i comuni riconosciuti, è possibile l’uso amministrativo della lingua, l’uso della segnaletica bilingue, il ripristino dei nomi in lingua occitana, l’inserimento della lingua nella scuola.

Siamo ben consapevoli che tutto ciò può portare ad una applicazione della legge quanto mai complicata, non omogenea sul territorio, probabilmente a macchia di leopardo, con comuni interamente occitanofoni che magari non richiedono l’applicazione della legge; tuttavia ci rendiamo conto che questo era l’unico sistema operativo e democratico che il legislatore aveva a disposizione, l’unico sistema che oggi può andare verso un’applicazione della tutela senza forzature e senza creare barriere prima di tutto psicologiche. La questione del consenso è di importanza vitale per l’applicazione della legge ed è il problema principale che dobbiamo affrontare se vogliamo veramente costruire un solido processo di recupero della nostra identità e della nostra lingua. Per questo è importante che ogni iniziativa venga percepita come un’opportunità e non come un obbligo.

Con questa legge il territorio delle Valli cessa di essere definito in rapporto a realtà geografiche e politiche ad esse esterne, gli si riconosce un legame con un’area linguistica e culturale posta oltre le Alpi, gli si riconosce un ruolo di cerniera in un contesto europeo. Con questa legge le Valli assumono un’identità, sono a pieno titolo Valli occitane. Sta a noi, alla classe amministrativa che le governa cogliere questa opportunità, saperla giocare all’esterno come fattore di richiamo, caricarla di valori positivi per i residenti. Tutto ciò non è scontato e non avverrà senza contraddizioni, ma è la sola strada che possiamo in qualche modo percorrere. E’ chiaro che per avviare questo processo, per facilitarlo, è indispensabile cogliere da subito tutte le opportunità che la legge ci offre, da quelle radiotelevisive, alla necessità di ridefinire nuove modalità di intervento a livello regionale. E’ anche evidente che in questi ultimi anni si sono poste le premesse per un lavoro concreto nella scuola e nelle istituzioni con l’avvio di corsi di lingua, corsi di formazione per i docenti, con l’avvio del progetto Espaci Occitan. La legge viene a rafforzare e a legittimare i lavori avviati; nel concreto essa offre possibilità di lavoro per chi intenda percorrere la tematica culturale e linguistica occitana.

Per gli occitanisti di tutte le stagioni questa legge non è un punto di arrivo, ma una sfida per un nuovo modo di lavorare. Non è detto che tutti se ne rendano conto. Tuttavia ci pare evidente che questa legge sarà una buona opportunità solo se sapremo costruire le necessarie alleanze, ottenere l’indispensabile consenso della gente, avviare nuovi strumenti operativi, solo se sapremo essere pragmatici e concreti. Se non saremo noi a farlo stiamo pur certi che nessun altro lo farà e questa sarà, al di qua delle Alpi, l’ultima grande occasione mancata per dare una speranza di vita ad una cultura ed una lingua millenaria com’è quella occitana ed al territorio che con questa cultura nei secoli ha interagito.

Dino Matteodo


OUSITANIO VIVO - Anado XXVI - n° 1 - genier 2000 - N° 241