The big brother? Lo grand fraire!

Sul numero 272 del giornale abbiamo parlato dell’annosa questione della grafia con la quale scrivere la nostra lingua occitana. Un problema certamente importante, perché sappiamo che la parola scritta è fondamentale per la civiltà umana, e che ogni cultura tende a rispecchiarsi in una letteratura. Ma dall’altra parte è anche vero che questi problemi di grafia possono essere superati da media come il cinema, la radio e la televisione, i quali hanno ridato centralità alla parola parlata, con tutto il suo carico di immediatezza, di rapidità e di naturalità. I dilemmi grafici svaniscono come nebbia al sole di fronte alla potenza comunicativa della lingua parlata. Anche le differenze lessicali possono diventare secondarie o addirittura stimolanti nel momento in cui il discorso viene comunque compreso nel suo senso generale. Va tenuto anche conto che le ultime generazioni, cresciute in compagnia della televisione e di altri mezzi multimediali (Internet, cd-rom ec.), hanno sviluppato un’intelligenza sempre meno astratta e logica, propria della scrittura, e sempre più visiva, simultanea e analogica. Che sia dunque nei media radio-televisivi la “chiave” per la salvaguardia e lo sviluppo delle lingue minoritarie?

Se guardiamo in prospettiva, e con la mente sgombra da vagheggiamenti nostalgici e da sogni utopistici, dobbiamo infatti prepararci ad uno scenario, nemmeno tanto futuro (o è già presente?), in cui il meccanismo della trasmissione spontanea e famigliare della lingua locale sarà irrimediabilmente compromesso da processi globali di omologazione  che ci passano largamente sopra la testa e che tendono a marginalizzare idiomi ben più robusti del nostro, come il piemontese o lo stesso italiano. Di fronte a questa situazione è possibile reagire con diverse strategie. Una, della quale ci sbarazziamo subito, consiste nell’arroccamento tanto strenuo quanto vano sull’esistente e sulla tradizione, in una museificazione degli ultimi parlanti e dei saperi legati ad una civiltà agricola in via d’estinzione. Noi preferiamo lasciare ad altri l’apocalittica funzione di calare il sipario prima che “cada la notte”.

Le altre due strategie, necessariamente compatibili e complementari fra loro, si inseriscono entrambe in un’ottica di bilinguismo. La prima, fondamentale, è quella dell’ingresso nella scuola della lingua d’oc. Un ingresso questa volta serio e non fittizio: si tratterà anche solo di corsi facoltativi nel ciclo elementare e delle medie inferiori, ma dovrà essere centrato sulla lingua e su nient’altro. Con tutto il rispetto per le ricerche sulle feste tradizionali o sulle leggende dei nonni. Ma l’insegnamento di una lingua minoritaria nella scuola pubblica pone – come già si è accennato in altre occasioni – una serie di problemi: quale occitano proporre? Quello della borgata o uno più “generale”? In quale grafia scrivere questo occitano? Con quali insegnanti? E formati da chi? Problemi certamente non insormontabili, poiché ad esempio i corsi di lingua attivati in questi anni dalla Chambra d’Oc hanno mostrato come essi possano essere tutti, nella pratica, risolvibili.

L’altra strategia, come abbiamo anticipato, verte sui media radio-televisivi, attraverso i quali sarebbe possibile superare difficoltà legate alla scrittura e ai meccanismi scolastici e far vivere, anzi rifiorire, la nostra lingua nella dimensione agile e moderna dell’oralità. Questi mezzi di comunicazione sono risultati sino ad oggi fuori della nostra portata, a causa da un lato del centralismo romano e torinese della RAI, dall’altro dei costi eccessivi delle emittenti radio-televisive locali. Ma ora sembrano aprirsi nuovi scenari, poiché la legge 482 e il recente accordo tra governo e RAI (vedi O.V. n. 274) del 23 gennaio prevedono che il servizio pubblico metta a disposizione delle minoranze linguistiche degli spazi appositi. Come sovente accade nella prassi giuridica di questo paese, l’attuazione di una legge dipende dalla forza contrattuale dei soggetti interessati. Sta dunque a noi sviluppare quelle competenze professionali, progettualità e capacità imprenditoriali che ci permettano di essere presi in considerazione dagli enti pubblici operanti in questo settore. Il connubio tra media radio-televisivi e lingua occitana sarà un processo lungo e impegnativo, dove nessuno ci regalerà niente e ogni spazio andrà conquistato a fatica, ma è una via obbligata verso l’aggiornamento, la socializzazione e il rinnovamento della nostra cultura. Non solo: potrà anche essere una entusiasmante avventura nella quale mettere in gioco fantasia e creatività.

Diego Anghilante

 


OUSITANIO VIVO - Anado XXX - n° 2 - febrier 2003 - N° 275