TRADIZIONI

OSTANA: Momenti di festa

TALHÀ LA TESTO AL JAL

Succedeva sempre la diamënjo graso, ossia l'ultima domenica di carnevale. Nel primo pomeriggio i giovani di Ostana si ritrovavano su un ampio spiazzo pianeggiante, limitrofo alla propria frazione.
Con la sapo larjo, si provvedeva a praticare una piccola fossa nel terreno adatta a contenere il gallo acquistato da una famiglia locale mediante una sottoscrizione fra i partecipanti.
Dopo aver fatto trangugiare del vino al pennuto ed averlo reso così euforico e traballante, si interrava avendo cura di lasciar fuori la testa ed il collo. In presenza di un manto di neve copioso la stessa operazione veniva effettuata con la palo di neou.
Raramente si optava per una zona vicina, assolata e in leggero pendio, con il terreno già sgombro.

Venivano bendati gli occhi ad un ragazzo (le ragazze erano esclusivamente spettattrici essendo la consuetudine considerata per loro pericolosa) come nel gioco di chatoulorbo e condotto in prossimità della bestiola.
Assolto l'obbligo di alcuni giri su sè stesso e così disorientato, il giovane veniva allontanato, zigzagando, di una decina di metri. Giocando d'astuzia poteva contare i passi tanto da rendersi conto approssimativamente della distanza dal punto determinante di tutta l'operazione. Impugnato il dalh o la mësouiro si accingeva così a talhà la testo al jal.

Abilità e fortuna nonchè la conoscenza dei modi comportamentali dei presenti che con finta noncuranza seguivano il tutto, permettevano il giovane di avvicinarsi al punto dell'interramento. Qui "tastava" il terreno con la lama dell'attrezzo agricolo e, avuta la certezza di avere individuato il collo dell'animale, zac !, un fendente deciso e la testa saltava via di netto, francamente a saltare via di netto molte volte erano una manciata di terra gelata o un grosso grumo di neve indurita scambiati per il collo del gallo o smossi da una mira difettosa. In questo caso toccava ad un altro giovane e così via fino a quando la bestia veniva colpita.
A questo punto veniva dissotterrata e onde evitargli inutili sofferenze gli veniva recisa la carotide.
La festa si concludeva con un rëçinoun, "cenone" collettivo a base del gallo cucinato e contornato di verdure locali a cui partecipavano tutti i giovani riuniti in una stalla particolarmente ampia.

Questo il rito,... se tutto procedeva nel verso giusto!

Ricordiamo che siamo nel periodo di carnevale ed il detto "ogni scherzo vale" era pienamente rispettato ad Ostana.
E ancora vivissimo il ricordo in molti, protagonisti e non, di molti fatti burleschi. Ne citiamo per esempio uno soltanto.
Lou dërie dë Carlëvà, ossia il martedì grasso, non era consentito alcun genere di lavoro ad esclusione dell'accudire il bestiame.
Nei primi anni '50 alcuni trasgressori furono legati e trasportati con la çuiëro a la Villo dove era consuetudine festeggiare la fine del carnevale presso le due osterie alternando annualmente i locali.

Ritornando al nostro gallo va detto che al taglio della testa assistevano anche le persone sposate. Da spettatori diventavano protagonisti quando approfittando di un momento di disattenzione dei giovani, con mossa fulminea qualcuno riusciva ad afferrargli il collo. Dissotterrare con uno strattone la preda e fuggire era un tutt'uno. Per quell'anno la jouvëntù doveva accontentarsi di un'insalata di porri, cavoli, rape, cipolle...Il gallo era finito sul tavolo degli sposati!


L'usanza di talhà la testo al jal è perdurata ad Ostana fino ai primi anni '60.
Dal secondo dopoguerra, con l'aggravarsi del fenomeno dell'emigrazione è prevalsa l'abitudine di riunirsi in una sola località. In ordine di tempo la prima frazione ad abbandonare l'usanza è stata Champanho, l'ultima Miribrart che ha visto la partecipazione di tutti i giovani rimasti al paese. Pur mantenendone immutato lo spirito la consuetudine ha subito nei decenni delle trasformazioni. Le testimonianze orali più antiche risalgono agli anni '20-'30.

Chafriin 'd Bers (Chiaffredo Flesia, 1912-1995), in una registrazione al magnetofono avvenuta a Torino nel 1977, asseriva che a La Villo era presente alla festa un suonatore di fisarmonica che eseguiva una courënto. (Lo strumento musicale utilizzato potrebbe essere un semitoun, il tipico organetto di un tempo. Un esemplare, in perfetto stato di conservazione, è ancora attualmente in possesso di una famiglia di Ostana).
L'"arma" utilizzata per il taglio era una sciabola.

Margueritto 'd Nondou (Margherita Rio, cl.1913) ricorda che a I Champèt, sul finire degli anni '20, suonava la fisarmonica Mouretou, soprannome di un suonatore dell'epoca, molto noto. Non ricorda più l'ario, il motivo. (reg. agosto '96).
Altri informatori più giovani non menzionano la presenza del suonatore, mentre ricordano che il ballo aveva luogo la domenica sera, dapprima nelle borgate e, in ultimo, al Biviou(Bivio d'Ostana).
Ecco le località dove avveniva "lou talhà la testo al jal":
(Villa) La Villo: al Pion di Marquèt (I Quiot)
(S.Antonio) Miribrart: al Pion da Barmo, Prò dal Fouërn, Lirëtto
(Bernardi) La Ruà: a Lhi Sërét
(Ciampetti) I Champèt: a Lou Prò 'd Malotou
(Ciampagna)Champanho: I Bac
Oreste Lorenzati


    Note

    Sapo larjo: zappa dalla lama triangolare, utilizzata nella coltura delle patate e nella costruzione e manutenzione dei canali di adduzione dell'acqua.
    Palo da nèou: badile utilizzato esclusivamente per spalare la neve. La lama non venendo a contatto con la terra o altro materiale consentiva alla neve di scivolare via con facilità all'atto dello spalare. Era di peso inferiore rispetto ai badili normali.
    Dalh: falce fienaia.
    mësouiro: falce messoira di piccole proporzioni.
    Çuiëro: attrezzo a forma di barella utilizzato per il trasporto di letame, pietre o altro materiale pesante. Si ricorreva all'uso della Çuiëro quando era impossibile effettuare il trasporto con altri mezzi.


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